ALIMENTAZIONE Sempre meno frutta e verdura sulle tavole degli italiani. Rilevazione Cia

La frutta e la verdura si allontanano sempre di più dalle nostre tavole. I prezzi troppo alti e l’etichetta d’origine poco chiara sono alcuni dei motivi dell’inarrestabile crollo. Non secondario, poi, il problema dell’invasione (soprattutto dalla Spagna) di prodotti stranieri, davanti ai quali gli italiani mostrano molta diffidenza. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale ha condotto un’indagine sul territorio nazionale da cui risulta che la flessione degli acquisti caratterizzerà l’intero 2006. A fine anno si prevede un calo per il complesso del settore ortofrutticolo dell’8,2 per cento.

Secondo le previsioni della Cia, nel 2006 gli acquisti domestici della frutta dovrebbero diminuire del 6,3 per cento, mentre quelli relativi agli ortaggi dell’8,7 per cento. Nel comparto si registra solo un incremento nei consumi di IV e V gamma che a fine anno dovrebbero crescere del 12,5 per cento. Ma questi prodotti hanno ancora una percentuale minima (2,3 per cento) rispetto al totale dei consumi.

L’impennata nei prezzi al consumo è stata, quindi, una delle cause scatenanti dei minori acquisti di frutta e verdura da parte degli italiani. Si è andata allargando – sottolinea la Cia – la "forbice" tra produzione e dettaglio. Dai campi alla tavola si hanno aumenti di 20 volte. La cautela dei consumatori nei confronti del "caro-ortofrutta" ha interessato un po’ tutte le tipologie distributive. Le famiglie italiane, comunque, hanno preferito acquistare nei supermercati, negli ipermercati e nei discount, anche se si registra una leggera crescita negli acquisti presso i mercati rionali.

La Cia evidenzia che nel 2005 la spesa delle famiglie italiane per generi alimentari e bevande è stata di oltre 120 mila milioni di euro. Per la frutta si sono spesi 3.147 milioni di euro; per gli ortaggi, invece, 2.570 milioni di euro. Gli acquisti di prodotti ortofrutticoli hanno avuto un’incidenza sulla spesa domestica alimentare pari al 18 per cento, costituendo così la seconda voce in termini d’importanza dietro al settore delle carni (21,9 per cento) e davanti al pane e ai trasformati di cereali (17 per cento).

Nonostante i medici consigliano di mangiare molta frutta e verdura (una famiglia italiana dovrebbe consumare, ogni mese, in media 25 Kg di frutta e 10-15 Kg di verdura), oggi, in pratica, quattro nostri connazionali su dieci non mangiano questi prodotti almeno una volta al giorno. Una percentuale che si è praticamente raddoppiata rispetto ad dieci anni fa. Nel 1996, infatti, erano solo due italiani su dieci che non avevano quotidianamente sulle loro tavole ortofrutticoli.

Altri due elementi che hanno pesato sul calo dei consumi di ortofrutta sono la poca chiarezza dell’origine del prodotto e il fatto che i nostri mercati ortofrutticoli hanno visto in questi ultimi mesi una vera e propria invasione straniera. Il problema maggiore è la Spagna, che ormai fa man bassa su tutte le "piazze", in particolare quelle europee. Il paese iberico è diventato primo esportatore di frutta e ortaggi, relegandoci ad un posto di secondo piano nella classifica comunitaria. Così l’Italia dell’ortofrutta – sostiene la Cia – perde quote di mercato nell’Europa e non solo. Sta di fatto che nel 2005 le nostre importazioni di frutta sono aumentate del 20 per cento e quelle degli ortaggi del 16 per cento, mentre abbiamo avuto una ripresa dell’export che, tuttavia, resta ancora a livelli non certo esaltanti. Per la frutta c’è stato un incremento dell’8 per cento e per gli ortaggi del 9 per cento. Due dati che, comunque, vanno legati all’andamento fortemente negativo registrato negli ultimi quattro anni, in cui si erano avute diminuzioni consistenti. Massicce importazioni che -conclude la Cia- disorientano i consumatori i quali perdono la percezione della "frutta di stagione", acquistando prodotti più cari.

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