ALIMENTAZIONE Soft drink, nutrizionisti a confronto: non dannosi se consumati con equilibrio

Additate come una delle principali cause dell’obesità (soprattutto infantile) le bibite analcoliche riconquistano una loro dignità nel volume edito da Springer "Bevande analcoliche: piacere, libertà, responsabilità". Il libro è stato presentato ieri al Circolo della Stampa di Milano nel corso di un incontro con i giornalisti. Il messaggio è semplice: se consumate in modo equilibrato concorrono a mantenere una dieta quotidiana bilanciata.

A sostegno della tesi sul pericolo di un uso eccessivo di queste bibite, uno degli autori del libro Enrico Molinari, Professore di Psicologia Clinica alla Cattolica di Milano che ha detto: Si può ritenere che un consumo moderato di bevande analcoliche non sia di per sé dannoso per la salute e che solo l’abuso possa ricollegarsi ad alcuni problemi di salute fisici e mentali. Vanno ricercate pertanto indicazioni per un corretto consumo e per evitare l’abuso in tutte le fasce d’età."

La posizione più saggia – ha precisato Andrea Poli, Direttore Scientifico della Nutrition Foundation of Italy, che ha firmato il capitolo sul rapporto tra bevande analcoliche e salute, insieme ad altri illustri esperti – è quella di considerare che tali bevande hanno alcuni "plus" (una significativa capacità di fornire liquidi all’organismo, e quindi di idratarlo; il piacere del loro consumo, per chi ne apprezza il gusto) e alcuni "minus" essenzialmente legati all’eventuale eccesso d’uso. È certamente vero che le bibite dolci contengono in genere zuccheri, "ma – ha puntualizzato Poli – non è lo zucchero di per sé, quanto piuttosto il suo eccessivo consumo a essere uno dei meccanismi che concorrono al sovrappeso e all’obesità. In realtà – ha precisato Poli – la responsabilità dello sviluppo del sovrappeso è distribuita in modo omogeneo tra tutte le categorie di cibi che consumiamo quotidianamente in eccesso rispetto al nostro fabbisogno calorico, in continua e netta diminuzione per la riduzione dell’attività fisica.

Ad intervenire nel corso delle presentazione del volume non solo esperti del mondo dell’alimentazione ma anche del comportamento. Secondo Marco Trabucchi, Docente di Neuropsicofarmacologia all’Università di Tor Vergata di Roma, "la vita non deve essere un continuo inseguimento di regole difficili da rispettare, trasformate in feticci perché solo così hanno la possibilità concreta di essere seguite. In particolare in ambito alimentare è importante evitare d’imporre regole aprioristiche, che non si adeguano alle specifiche condizioni dell’individuo, in grado di scegliere che cosa e come mangiare quando sia ben informato e libero da pressioni psicologiche. In quest’ottica non si devono adottare politiche proibizionistiche o provvedimenti generalizzati, ma formare nel cittadino una sensibilità perché alcuni comportamenti alimentari vengano modificati, senza ansia, senza pressioni, ma mirando a far comprendere qual è l’alimentazione più sana e più piacevole".

Comments are closed.