ALIMENTAZIONE Tribunale Ue: no a registrazione marchio “Grana Biraghi”

Il marchio "Grana Biraghi" dell’azienda italiana omonima non potrà essere registrato. Lo ha stabilito il Tribunale europeo di primo grado che ha annullato la registrazione concessa nel dall’Ufficio europeo dei marchi di Alicante (Spagna), accogliendo il ricorso presentato dal consorzio Grana Padano. Secondo il tribunale la dizione "Grana" non è generica ed è quindi necessario riservarne l’utilizzo in modo esclusivo ai formaggi che rispettano le norme contenute nel disciplinare di produzione del Grana Padano.

Soddisfazione è stata espressa dagli agricoltori di Coldiretti che definiscono la sentenza "un precedente importante anche in vista della sentenza della Corte di Giustizia Ue contro la Germania per l’utilizzo improprio del termine Parmesan per formaggi di imitazione del Parmigiano Reggiano".

Un problema, quello delle falsificazione e imitazioni, che desta non poche preoccupazioni. La confederazione ricorda infatti che all’estero è falso un prodotto alimentare italiano su quattro con le esportazioni di prodotti alimentari dall’Italia che raggiungono il valore di 16,7 miliardi di euro e rappresentano appena un terzo del mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy che vale oltre 50 miliardi di euro. Negli Stati Uniti appena il 2 per cento dei consumi americani di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni di formaggi Made in Italy, mentre per il resto si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute sul suolo americano.

"Siamo di fronte a un inganno globale per i consumatori che causa danni economici e di immagine alla produzione italiana e che sul piano internazionale va combattuto cercando un accordo sul commercio internazionale nel Wto ma è anche necessario fare chiarezza a livello nazionale ed europeo dove – ha concluso il presidente della Coldiretti Sergio Marini – occorre estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti alimentari".

Anche Confagricoltura accoglie con soddisfazione la sentenza: "La notizia costituisce un ulteriore passo verso la tutela di uno dei prodotti agro alimentari italiani di punta, oggetto di continue imitazioni sul mercato europeo e mondiale. Il Grana Padano ha vissuto un periodo di mercato altalenante, a partire dal 2004, quando ha raggiunto livelli di quotazioni minime, che hanno messo a dura prova la tenuta delle aziende. Oggi, fortunatamente, il mercato si sta riprendendo – nonostante la produzione, ad Agosto, sia calata dell’11,02% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente – attestandosi a 280.099 forme e su quotazioni tra i 6,25 Euro/Kg ed i 6,50 Euro/Kg, per 9 mesi di stagionatura, e tra i 6,80 e 7,10 Euro/kg per la stagionatura di 12 mesi. Ben al di sotto, comunque dai picchi del 1996, quando, per un chilogrammo di Grana Padano stagionato a 12 mesi si pagavano circa 9 Euro. L’auspicio, conclude Confagricoltura, è che la Corte di Giustizia Europea, a cui l’azienda soccombente si appellerà nei prossimi giorni, mantenga inalterata la posizione del Tribunale del Lussemburgo.

Secondo la Cia, infine, "si tratta di una decisione importante con la quale si tutela un marchio agroalimentare "made in Italy" di qualità e fortemente legato al territorio.In questo modo si fa ulteriore chiarezza nel settore delle denominazioni tutelate e si garantiscono i consumatori nei loro acquisti.
Nel ricordare che l’agroalimentare italiano di qualità è il più colpito dalle imitazioni e falsificazioni, la Cia auspica che possa risolversi al più presto e positivamente anche la vicenda che vede il Parmigiano Reggiano impegnato contro l’uso del termine Parmesan da parte della Germania.

 

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