ALIMENTAZIONE UNC: perchè dichiarare patrimonio culturale nazionale prodotti senza mercato?

Oltre 4.000 prodotti alimentari sono stati dichiarati "patrimonio culturale italiano", ma è una "comica nazionale". E’ quanto dichiara l’Unione Nazionale Consumatori dopo aver letto il decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 aprile scorso, "che provocherà risate in tutta Europa. Infatti – rileva l’associazione – sono stati dichiarati patrimonio culturale italiano prodotti alimentari come ceci, lardo, pancetta, salsicce, ricotta e perfino pigne, gnocchi, lumache, maccheroni con il sugo di capra e uova strapazzate con il pomodoro". Il tutto, osserva l’Unione Consumatori, deriva da un decreto legislativo del 1998 che ha istituito un elenco dei "prodotti tradizionali agroalimentari", i quali vengono segnalati dalle Regioni e che finora sono 4.178.

Si tratta di un calderone nel quale sono confluiti prodotti rarissimi oppure comunissimi in tutta Europa e anche ridicoli come i coglioni di mulo (Umbria), le sise delle monache (Abruzzo), le patate novelle (Campania), il doppio concentrato di pomodoro (Emilia Romagna), le fettuccine (Lazio), le rape e le lumache (Liguria), i ciccioli mantovani (Lombardia), il ricottone (Sardegna), pere, mele e patate di varia origine e perfino lo zuzzu, una gelatina siciliana fatta con gli scarti del maiale che praticamente oggi è introvabile. Tutti i prodotti sono elencati sul supplemento alla Gazzetta Ufficiale italiana del 27 giugno 2007.

"Va bene promuovere i prodotti agroalimentari italiani-commenta Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Consumatori- ma non ha senso dichiarare patrimonio culturale nazionale prodotti che non hanno praticamente mercato, tanto meno di esportazione, o che sono comuni in tutta Europa, oppure che sono veri e propri piatti casalinghi come i maccheroni con il sugo di capra, le polpette di melanzane, il merluzzo in umido, eccetera".

 

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