ALIMENTAZIONE Unioncamere e Città dell’Olio: protocollo per valorizzare l’extra vergine italiano

"Oggi il nostro Paese ha bisogno di unità. E in questa iniziativa il nostro obiettivo è mettere in cantiere progettualità da decidere insieme a un tavolo". Con queste parole pienamente inserite nel contesto storico che l’Italia sta attraversando, Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere, ha commentato il protocollo d’intesa firmato oggi a Roma tra Unioncamere e Associazione Nazionale Città dell’Olio per la promozione e la valorizzazione dei territori e della cultura dell’extra vergine di oliva.

Da una parte il territorio degli oli extra vergine di oliva e con essa tutta la civiltà e cultura dell’olio. Dall’altra le imprese, linfa vitale dello sviluppo locale anche dei territori. Al centro un obiettivo comune: fornire un significativo contributo alla valorizzazione della varietà degli oli extra vergine di oliva italiani, in particolare quelli espressi da una Dop o Igp che meglio rappresentano il territorio di origine e il processo produttivo nonché del mondo imprenditoriale che fa riferimento a tutta la filiera olivicola.

In cantiere, quindi, sia la condivisione di esperienze già sperimentate (pensiamo al progetto "Girolio d’Italia" di Città dell’Olio) che nuove azioni di promozione. Nel protocollo si legge infatti l’impegno di progettare attività di formazione da realizzare nei ristoranti e nelle imprese, nonché a beneficio dei consumatori e di realizzare progetti volti alla maggior tutela e conoscenza della qualità dell’olio extra vergine di oliva sviluppando in particolare il tema del Turismo dell’Olio che coinvolge tutta la filiera olivicola dall’azienda produttrice al frantoio, ristorante e enti territoriali.

"Con questa firma – ha detto il Presidente Enrico Lupi – celebriamo una collaborazione entusiastica e progettuale. La Città dell’Olio fondata nel dicembre 1994, raccoglie Comuni, Province, Camere di Commercio e Comunità Montane di territori per i quali l’olio ha particolare importanza in termini di tradizione olivicola. Oggi contiamo 359 soci pubblici. Il nostro impegno mira anche a collaborare con i sindaci e i presidenti di provincia su quei punti non presenti nella piattaforma".

Si tratta di un protocollo che giunge in un momento delicato per il comparto. Da una parte la "gelata dei consumi" di cui parla lo Presidente Lupi. Dall’altra una scarsa produzione, sebbene di buona qualità come rilevato da ll’Ismea che, in collaborazione con Cno e Unaprol, ha formulato una prima stima sulla nuova campagna. Nell’annata 2011/12 – rivela l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare – la produzione italiana di oli di oliva di pressione dovrebbe attestarsi al di sotto delle 502.000 tonnellate, facendo segnare su base annua una contrazione di circa il 5%. La componente climatica, caratterizzata da siccità e temperature elevate, ha ostacolato lo sviluppo di alcuni patogeni dell’olivo, come la mosca, favorendo implicitamente la qualità.

Non è tutta colpa del clima. L’Ismea sottolinea infatti come sul dato negativo del 2011 hanno anche influito alcuni fattori considerati ormai strutturali. Oltre al clima – spiega l’Ismea – i frequenti fenomeni di abbandono degli oliveti o di non raccolta, determinati dalle perdite di reddito a carico degli olivicoltori, hanno contribuito a ridurre la produzione, scesa quest’anno su livelli nettamente inferiori al dato storico sia di medio che di lungo periodo.

A cura di Silvia Biasotto

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