ALIMENTAZIONE Unioncamere lancia bollino Ospitalità italiana per ristoranti nel mondo

I ristoranti italiani all’estero possono certificare la propria "italianità" e la qualità dei prodotti offerti attraverso un bollino DOC. Per farlo, dovranno rispettare "dieci comandamenti" che ne regoleranno la valutazione e la certificazione. È quanto prevede il progetto "Ospitalità italiana, Ristoranti italiani nel mondo" che intende "far "assaggiare" a quanti sognano un viaggio in Italia i sapori più genuini del nostro Paese, promuovendo in questo modo i territori e l’Italian way of life nel suo complesso". Il progetto, curato da Unioncamere, si avvale del supporto operativo di Isnart (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche), del coinvolgimento della rete delle Camere di commercio italiane all’estero, coordinate da Assocamerestero, e del contributo delle associazioni imprenditoriali di settore, in particolare della Fipe, e vede la collaborazione dei Ministeri degli Esteri, dello Sviluppo economico, dei Beni culturali e del Turismo, i cui rappresentanti partecipano al Comitato di indirizzo dell’iniziativa.

"Se, con questo progetto, riducessimo di un centesimo il fatturato realizzato con prodotti imitati o contraffatti, recupereremmo al made in Italy 500 milioni di euro – ha evidenziato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – Si otterrebbe così un beneficio considerevole per il settore agroalimentare. Inoltre, considerato che il marchio Ospitalità Italiana è presente in Italia in circa 6.000 imprese certificate della filiera turistica, questa iniziativa apre la strada a una idea di brand unico per la promozione dell’Italia e del prodotto nazionale. In questo modo chi ha intrapreso la strada della gastronomia di qualità all’estero va davvero ad assumere anche un ruolo economico di fondamentale interesse per l’economia nazionale perché contribuisce a valorizzare l’immagine dell’Italia nel suo complesso, tanto come meta turistica che come terra di origine di produzioni di qualità agroalimentari e non solo".

Il progetto che riguarda i ristoranti ha già consentito ad alcune decine di strutture di ricevere il bollino e, entro l’anno, dovrebbero essere circa 1000 i ristoranti con il marchio Ospitalità italiana. Spiega Unioncamere in una nota: "Il progetto "Ristoranti Italiani nel Mondo" è diventato una realtà a Londra, Singapore, Praga, Barcellona, Città del Messico, Caracas, Dubai, Chicago, solo per citare alcune delle città dove si trovano i primi locali certificati, e ha già coinvolto le Camere di commercio Italiane all’estero, dislocate in 45 diversi Paesi. Tutte hanno sposato l’obiettivo e la "filosofia" di fondo dell’iniziativa: credere cioè che la cultura della tavola sia diventata nel tempo un simbolo dell’ospitalità e dell’accoglienza di casa nostra e vada dunque difesa, protetta e promossa".

Sono dieci i "comandamenti" che i ristoratori italiani all’estero devono rispettare per la valutazione e la certificazione della loro attività. E sono i seguenti:

  1. nel ristorante deve essere presente almeno una persona che sappia relazionarsi con il pubblico in lingua italiana;
  2. l’ambiente deve contenere uno o più elementi distintivi dell’Italia (quadri, foto, complementi di arredo, design…);
  3. le portate inserite nel menù devono essere scritte anche in corretta lingua italiana;
  4. la percentuale di piatti e ricette della nostra tradizione non può essere inferiore al 50%;
  5. il ristoratore deve fornire la descrizione di almeno cinque ricette del Belpaese presenti nel menù;
  6. la carta dei vini deve contenere almeno il 20% (in ogni caso non meno di cinque tipi) di etichette italiane DOP o IGP;
  7. in sala deve essere disponibile olio extravergine italiano;
  8. il capo cuoco deve essere qualificato (con attestato o provata esperienza) per la preparazione di piatti tipici italiani;
  9. il ristoratore si impegna a valorizzare la cultura delle denominazioni d’origine protetta;
  10. il ristoratore deve fornire un elenco di tutti i prodotti enogastronomici italiani DOP e IGP utilizzati nel ristorante.

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