AMBIENTE, Maltempo, Coldiretti, il 7,1 % del territorio a rischio frane e alluvioni

"Il fatto che il 7,1 per cento del territorio nazionale per un totale di oltre 21mila chilometri quadrati sia considerato a rischio per frane e alluvioni dimostra la necessità di abbandonare il concetto di protezione civile intesa come serie di interventi decisi dopo eventi negativi, con enorme spreco di risorse, per abbracciare una nuova cultura della prevenzione basata sull’organizzazione degli interventi di ordinata manutenzione del territorio". E’ quanto ha affermato il segretario Generale della Coldiretti Franco Pasquali nel suo intervento all’Assemblea Generale dell’associazione nazionale bonifiche e irrigazioni (Anbi) che nel commentare la tragedia di Vibo Valentia ha espresso un profondo cordoglio per le vittime.

La gestione e la valorizzazione del territorio è una responsabilità che deve impegnare Istituzioni e forze sociali attraverso il metodo della concertazione su un progetto di salvaguardia ambientale e sviluppo che – ha sottolineato Pasquali – offre grandi opportunità di crescita competitiva si sistemi produttivi locali. Portare il territorio al centro del progetto economico significa anche rispondere alle esigenze di sviluppo sostenibile di una moderna società postindustriale dove cresce la domanda dei cittadini di sicurezza alimentare e ambientale. Un valore aggiunto che può nascere dalla collaborazione sul territorio tra agricoltura, industria, artigianato, e commercio che alimentano una soft economy che contribuisce con lo sviluppo locale in modo determinante all’affermazione del Made in Italy nel mondo. Alla forte propensione del territorio nazionale al dissesto idrogeologico non è infatti certamente estraneo – ha continuato il segretario – il fatto che negli ultimi 40 anni sono stati 7 milioni gli ettari di superficie sottratti all’attività agricola, oltre un terzo della superficie complessiva attuale.

Per salvaguardare il territorio – ha affermato Pasquali – accanto alle grandi opere occorrono azioni di manutenzione diffusa che possono essere garantite dalla quotidianità di intervento di proprietari di boschi e di imprese agricole. E sta proprio nell’affidamento e nel riconoscimento dei compiti ambientali dell’impresa agricola – continua Pasquali – una delle più importanti opportunità che l’agricoltura può offrire nella società contemporanea. Un impegno che va accompagnato con il superamento dei ritardi nelle infrastrutture che non riguardano solo le grandi reti stradali dell’ANAS, ma anche quelle idriche che necessitano di ammordernamento e nuovi impianti di fronte ai cambiamenti climatici che influenzano in modo sostanziale i cicli delle colture, la gestione delle acque e la sicurezza e lo sviluppo locale di interi territori che offrono opportunità per l’agricoltura, il turismo e l’offerta energetica.

La siccità nelle regioni del Nord Italia non è più un fatto eccezionale o una curiosità, ma una realtà ormai ricorrente ed è uno scandalo – ha sostenuto Pasquali – non riuscire a programmare la gestione delle pur notevoli risorse idriche di cui dispone il Paese. Bisogna pensare al futuro – ha concluso il Segretario generale della Coldiretti – con interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque, ma anche con opere, campagne di informazione ed educazione sull’uso corretto dell’acqua e, nel settore agricolo, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo di acqua.

 

 

 

 

 

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