AMBIENTE. 22 Marzo: Giornata internazionale dell’acqua, un bene di tutti

Il 62% degli africani non ha accesso a servizi igienici adeguati. E’ quanto denuncia oggi il Programma congiunto di monitoraggio Unicef-Oms su forniture idriche e servizi igienici, in occasione della Giornata mondiale sull’acqua 2008, dedicata al tema dell’importanza dei servizi igienici che si celebra – per la quinta volta domani 22 marzo – su iniziativa dell’Onu. La Giornata Mondiale dell’acqua vuole essere un’occasione per riflettere sulla gestione sostenibile delle risorse idriche del pianeta e stimolare la cooperazione internazionale affinché il diritto all’acqua sia riconosciuto al maggior numero di persone possibile.

Complessivamente sono 2,6 miliardi le persone che, in tutto il mondo, vivono senza neanche i servizi igienici in casa, in condizioni che espongono chi non può accedere all’acqua come bene comune a svariati rischi sanitari: di questi, 980 milioni sono bambini. L’uso di gabinetti appropriati e la pulizia delle mani previene infatti la trasmissione di batteri, virus e parassiti presenti negli escrementi umani, che altrimenti contaminano le risorse idriche, il suolo e gli alimenti, condizioni che nei più piccoli provocano di diarrea, la seconda causa di mortalità infantile nei Paesi in via di sviluppo, e altre gravi malattie come il colera, la schistosomiasi e il tracoma.

"Circa il 40% della popolazione mondiale non ha accesso a servizi igienici e quindi alla dignità e sicurezza che questi consentono – ha affermato Ann M. Veneman, direttore generale dell’Unicef, in un comunicato diffuso in occasione della Giornata mondiale dell’acqua – e la mancanza di servizi igienici adeguati ha gravi conseguenze sulla salute e lo sviluppo sociale, soprattutto dei bambini. Gli investimenti per migliorare i servizi igienici accelereranno i progressi verso gli Obiettivi di Sviluppo del millennio, salvando molte vite".

Ma quali sono i passi fondamentali da fare per ridurre l’impatto mortale di molte malattie? Lo stress idrico avviene, secondo l’Onu, se la disponibilità d’acqua è inferiore a 1500 metri cubi annui. Si stima che il minimo vitale a persona siano 50 litri di acqua al giorno, necessari per i bisogni primari come bere, cucinare, lavarsi. Ma nel mondo una persona su sei non ha accesso a questa quantità. Il problema dell’acqua sta emergendo a livello mondiale come il più difficile da risolvere.

Gli aspetti relativi alla sicurezza sono particolarmente importanti per le donne e i bambini, che altrimenti rischiano molestie e aggressioni sessuali quando si recano di notte in luoghi appartati per i loro bisogni fisiologici. Inoltre, migliorare le infrastrutture sanitarie e promuovere l’igiene nelle scuole porta benefici all’apprendimento e alla salute dei bambini. Scuole a misura di bambino che offrano lavabi per lavarsi le mani con sapone sono maggiormente in grado di attirare alunni e garantire una frequenza scolastica continuativa. Nelle strutture mediche lo smaltimento sicuro dei rifiuti organici dei pazienti, del personale e di chi fa loro visita è una misura igienico-ambientale fondamentale che può contribuire a ridurre la trasmissione di infezioni ospedaliere che colpiscono dal cinque al 30% dei pazienti. Se le tendenze attuali si confermeranno, nel 2015 vi saranno ancora 2,4 miliardi di persone prive di servizi igienici e i bambini continueranno a pagare un alto prezzo in termini di morti, giornate scolastiche perse, malattie, malnutrizione e povertà e addirittura guerre in nome dell’"oro blu".

"Entro pochi anni la prima causa di guerra sarà il possesso di questa fonte di vita. Ma la questione appare quasi insolubile se dipendente dall’effetto serra, principale imputato della penuria d’acqua. La diminuzione delle precipitazioni favorisce infatti i processi di desertificazione", denuncia Giuseppe Altamore, vice-caporedattore di Famiglia Cristiana, in un incontro-dibattito che si è tenuto ieri a Milano in occasione della Giornata internazionale dell’acqua. Numerosi eventi in occasione della Giornata – presente on-line all’indirizzo www.worldwaterday.org – proporranno la «questione dell’acqua» come prioritaria in particolare per il continente nero. Tra le principali iniziative, il Cipsi, il coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale che riunisce 45 Ong e associazioni di solidarietà internazionale, rilancia la campagna triennale Libera l’Acqua, avviata lo scorso novembre.

Ecco le cinque proposte del Cipsi, per riportare nel dibattito pubblico la questione del diritto all’acqua in vista della Giornata mondiale. "Far in modo che entro il 2020 nessun muoia più di sete, far riconoscere l’acqua come bene comune mondiale, creare un’autorità mondiale per l’acqua, modificare la priorità delle finanza mondiale a favore di investimenti in linea con il principio dell’acqua bene comune, partire dal contesto mondiale per creare comitati cittadini di gestione delle risorse idriche", ha dichiarato il presidente Guido Barbera. L’obiettivo è sensibilizzare e informare sul diritto all’acqua come bene comune e, soprattutto, raccogliere i fondi per la realizzazione di 14 progetti in 13 Paesi (Camerun, Eritrea, Etiopia, Mozambico, Repubblica democratica del Congo, Uganda, Argentina, Brasile, El Salvador, Haiti, Cambogia, Palestina, Sri Lanka) per garantire l’accesso all’acqua potabile a 400mila persone.

"Oggi non è scontato che l’acqua sia un diritto – continua il presidente – perché non è riconosciuto come tale nella Dichiarazione universale dei diritti umani", ha aggiunto Barbera sottilineando che 3,4 milioni di persone muoiono ogni anno per non aver accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi di esseri umani, quasi la metà della popolazione mondiale, non ha accesso a nessun servizio idrico e igienico. Il Cipsi avanza una proposta concreta in occasione del 60esimo anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti umani: inserire il diritto all’acqua nella Carta dei diritti dell’uomo. "Il 10 dicembre non è poi lontano ma se c’è la volontà politica si può fare. Ma riconoscere il diritto non basta se non lo estendiamo a tutti. Bisogna liberare l’acqua dai cartelli, dalle speculazioni. L’acqua non è un problema legato alle zone geografiche ma al rapporto tra ricchezza e povertà. Anche in Africa i ricchi hanno l’acqua e anche in Italia ai poveri si tchiudono i rubinetti se non pagano le bollette", ha concluso il presidente del Cipsi.

 

 

Comments are closed.