AMBIENTE. 72 analisi sulla diossina effettuate a Taranto risultavano a norma, ma nessuno lo sapeva

In 5 anni, dal 2002 al 2007, a Taranto sono state effettuate 17 ricerche sull’inquinamento e sulle conseguenze per la salute dei cittadini che sono costate oltre un miliardo delle vecchie lire. Purtroppo questi dati scientifici non sono mai stati divulgati ai cittadini e oggi l’associazione ambientalista PeaceLink ne ha chiesto e ottenuto la pubblicazione su Internet.

Lo scorso 17 settembre, in realtà, l’Arpa Puglia, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, aveva già pubblicato stralci di quelle ricerche per supportare le proprie osservazioni al Ministero dell’Ambiente relative all’inquinamento dell’Ilva. Pur trattando diversi aspetti dell’inquinamento, le analisi fanno parte di un unico progetto dal titolo "Impatto sulla salute di particolari condizioni ambientali e di lavoro, di provvedimenti di pianificazione territoriale".

E PeaceLink, consultando gli esiti delle ricerche, ha scoperto che ben 72 analisi sulla diossina e i PCB sono risultate sistematicamente "a norma" di legge. Cioè verifiche effettuate a Taranto dal 16 ottobre 2002 al 29 ottobre 2007 sulla presenza di diossina e PCB negli alimenti, su latte bovino, mangime bovino, mangime per pesci, spigole, orate, carne bovina, uova, latte e mitili hanno dato esito "conforme", ossia non hanno fatto emergere quantitativi di diossina e PCB sopra i limiti di legge.

PeaceLink ricorda che a marzo 2008 ha lanciato l’allarme sulla presenza di diossina nel formaggio pecorino e questo è bastato ad attivare la Asl di Taranto che, sotto la direzione del dipartimento di prevenzione del dott. Conversano, ha avviato indagini che hanno confermato in vari campioni di formaggio preoccupanti sforamenti per la diossina e i PCB. Da allora sono state analizzate le masserie e le relative greggi, i cui capi in questi giorni vengono drammaticamente abbattuti.

Ci si chiede allora perché le 72 analisi commissionate dal Ministero della Salute non hanno mai trovato una presenza di diossina tale da far scattare l’allarme? E soprattutto, "perché sono rimaste nascoste", si chiede il presidente di PeaceLink, Alessandro Marescotti. Questa è un’oggettiva sottrazione di informazioni ai cittadini, tarantini in particolare, che avevano il diritto di conoscere "se non altro perché quelle ricerche le avevano pagate con le proprie tasse". Non abbiamo avuto a disposizione informazioni che sarebbero servite per documentare meglio le nostre osservazioni presentate con altre associazioni ambientaliste per l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e per l’istanza alla Commissione Europea.

PeaceLink a tal proposito solleva altri interrogativi: "Qual era lo scopo di quelle 72 analisi sulla diossina risultate tutte a norma?" "Effettuare la sorveglianza e il monitoraggio della presenza, negli alimenti di origine animale, di residui di sostanze chimiche che potrebbero essere dannose per la salute pubblica", si legge del PNR (Piano Nazionale Residui) in vigore dal 1988 con cui il Ministero della Salute ha promosso il controllo della diossina a Taranto senza che lo sapessimo e inviando tutti i campioni all’Istituto Zooprofilattico di Foggia. "Come mai le analisi non hanno riguardato pecore e capre che hanno pascolato attorno all’area industriale di Taranto? Con che tipo di attrezzature in quell’Istituto siano state effettuate le analisi? E, infine, quanto ci ha tutelato il Ministero della Salute?"

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