AMBIENTE. A Roma, Palermo e Napoli i musei più inquinati: chiude campagna Salvalarte di Legambiente

Non ci troverete alberi di Natale, pacchi regalo o fiocchi rossi. Ma vale senz’altro la pena approfittare delle feste natalizie per visitare i grandi musei o andare alla scoperta dei tesori minori del nostro patrimonio culturale. Legambiente in occasione della chiusura della undicesima edizione della campagna Salvalarte patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e con il contributo di Bialetti, diffonde i risultati di Salvailmuseo, il monitoraggio sulla qualità dell’aria realizzato all’interno delle aree museali italiane: sono a Roma (per la concentrazione di biossido di zolfo), Palermo (ozono) e Napoli (biossido d’azoto) i musei più inquinati d’Italia. Erosione e scolorimento dei dipinti, sfibratura e opacizzazione dei tessuti, rigonfiamenti del legno, annerimento dei marmi, fragilizzazione e polverizzazione superficiale delle pelli sono gli effetti che particolato, ozono e gas acidi ogni giorno, inesorabilmente, provocano sui pezzi del nostro patrimonio artistico e culturale.

E più in generale secondo Ecosistema Museo, l’indagine realizzata da Legambiente sui problemi relativi alla gestione dei principali musei statali e civili del nostro paese svolta in collaborazione con Icom Italia, le nostre aree museali sono afflitte da un cronica mancanza di risorse finanziarie, che rende difficile la gestione dell’attività ordinaria, portando alla limitazione del personale, a problemi di morosità nel pagamento delle bollette, impedisce lo svolgimento di attività collaterali e l’ampliamento dell’offerta culturale del museo.

"Il museo – ha commentato Roberto Della Seta presidente nazionale Legambiente – non è solo un luogo dove realizzare la tutela, conservazione e fruizione delle opere d’arte. Ma anche punto di diffusione culturale che non può prescindere dal proprio territorio e dalle iniziative culturali che in esso si svolgono. La responsabilità che assume perciò il museo – ha continuato Della Seta – va al di là della semplice dimensione architettonica, per diventare motore di sviluppo e luogo in cui viene determinata la sostenibilità del nostro patrimonio artistico".

Dall’indagine realizzata attraverso Ecosistema Museo su oltre 100 musei italiani, risulta che nel 70% dei musei c’è carenza di personale, con maggiori difficoltà soprattutto per i servizi di tutela. Il 77% dei direttori dichiara che di effettuare attività di promozione e valorizzazione del museo sul territorio, dedicandovi però in media solo il 6% del bilancio. Quasi tutti (81%) conoscono l’Atto di indirizzo sui criteri tecnico scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei e molti di essi si sono adeguati, nei limiti delle loro possibilità finanziarie, a questi standard. Sono molti però (il 70%) quelli che non hanno mai effettuato analisi della qualità dell’aria al loro interno, ma dichiarano di essere a norma per quanto riguarda i parametri di qualità ambientale (umidità relativa, temperatura e illuminazione). Per quanto riguarda la parte finanziaria, il 60% dei direttori sono stati in grado di fornire informazioni riguardo i finanziamenti pubblici e la ripartizione del bilancio, mentre gli altri hanno suggerito di girare la domanda alle soprintendenze.

In tutti gli ambiti delle professioni museali comunque emerge un problema generale di mancanza di risorse finanziarie, che impedisce lo svolgimento di attività collaterali all’offerta museale e ne frena l’innovazione. I musei più importanti mostrano purtroppo un certo immobilismo: non sembrano interessati a promuovere la loro attività e stabilire contatti con il territorio. Mentre i musei più piccoli risultano più dinamici, disponibili, aperti all’innovazione e radicati sul territorio.

"Il museo – ha aggiunto Della Seta – deve tornare ad essere il fulcro della vita e dello sviluppo culturale del territorio, aprendosi verso l’esterno e superando la vecchia concezione degli "addetti ai lavori". Ma allo stesso tempo deve rafforzare il proprio compito di tutela, conservazione e trasmissione alle generazioni future del patrimonio culturale, impegnandosi nel monitoraggio della qualità dell’aria e dell’ambiente museale e adottando pratiche anti-inquinamento per preservare i capolavori del passato dall’usura del tempo e dall’azione degli agenti inquinanti".

"Partecipare a Salvalarte con Legambiente – ha affermato Alberto Piantoni, amministratore delegato e vicepresidente Bialetti Industrie – è un’ottima opportunità per noi di agire concretamente nei confronti del patrimonio artistico del nostro Paese. Salvalarte non è che la prima di diverse attività che svilupperemo nei prossimi mesi e anni con Legambiente, un’associazione di cui condividiamo in pieno l’encomiabile attività. Crediamo che con l’aiuto e l’affiancamento di Legambiente lavoreremo con sempre maggior impegno in favore della nostra responsabilità aziendale, migliorando di conseguenza tutte le nostre performance in termini di etica ed ecosostenibilità".

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