AMBIENTE. A Roma presentato dossier sulla salute delle coste mediterranee

In quali condizioni si trovano i litorali del Mar mediterraneo e come è possibile recuperare e valorizzare tale patrimonio ambientale? Questi i principali quesiti oggetto del dossier presentato oggi al Parklife, il Salone dei parchi naturali e del bacino mediterraneo che ti tiene in questi giorni a Roma. L’indagine, curata da UNEP/MAP (il programma Ambiente Mediterraneo delle Nazioni Unite) in collaborazione con Legambiente e Federaparchi, oltre ad analizzare l’attuale situazione delle coste mediterranee illustra in modo concreto i prevedibili scenari dei prossimi venti anni.

Il dossier presenta dati allarmanti: il cemento sottrae attualmente alla natura il 40% dei litorali, habitat del 7% di tutte le specie marine mondiali. Sulle nostre coste sorgono ben 584 città, 750 porti turistici e 286 commerciali, 13 impianti di produzione di gas, 55 raffinerie, 180 centrali termoelettriche, 112 aeroporti e 238 strutture di dissalazione delle acque. "Indubbiamente gli uomini preferiscono le coste – ha dichiarato Sergio Illuminato, Direttore Generale INFO/RAC-MAP -.Con un tasso di crescita annuo dell’1% è prevedibile immaginare un aumento della popolazione da 70 milioni nel 2000 a 90 milioni nel 2025. Tali numeri indicano l’esigenza di trovare presto delle soluzioni".

La produttività e lo sviluppo sono dunque concentrate lungo le coste: il Plan Bleu elaborato dall’UNEP/MAP ha censito 2300 territori edificati intorno al Mediterraneo nel 2000: ciò significa un edificio ogni 20 Km. Secondo quanto indicato nel dossier, le azioni dell’uomo (cementificazione del letto di fiumi e torrenti, costruzione di dighe, deviazione di corsi d’acqua) contribuiscono considerevolmente al fenomeno erosivo delle nostre coste, che ogni anno porta via dai 30 centimetri ai 10 metri di litorale sabbioso. I paesi che registrano il record più negativo sono Italia, Spagna e Grecia, le cui spiagge si sono ridotte del 40% negli ultimi cinquant’anni. Altra zona critica dell’eco-sistema mediterraneo è costituita dalle zone umide (lagune, paludi e stagni costieri), che negli ultimi cento anni sono diminuite del 50%.

"Quest’anno si celebra il 30° anniversario della Convenzione di Barcellona – ha affermato Paul Mifsud, Coordinatore UNEP/MAP -, ideata per la tutela del Mar mediterraneo. Oltre alla Convenzione, il 21 paesi aderenti hanno posto in essere azioni concrete, con altri 6 protocolli, tra cui emergono quelli sulla biodiversità e sulle aree protette". "Alla fine dello scorso anno – ha concluso il responsabile dell’UNE/MAP – la Conferenza delle Parti Contraenti la Convenzione di Barcellona ha deciso di adottare una Strategia per lo Sviluppo Sostenibile del Mediterraneo, che vede fra le sue sette priorità, quello di proteggere le biodiversità ed allo stesso tempo di valorizzare il turismo sostenibile". Questi i 7 obiettivi del MAP (Piano d’Azione Mediterraneo): combattere l’inquinamento da fonti basate sulla terraferma; prevenire gli incidenti marittimi e gli scarichi illegali dalle navi; gestire le aree costiere; preservare la biodiversità marina e costiera; promuovere le tecnologie d’informazione e comunicazione; salvaguardare l’eredità culturale; integrare ambiente e sviluppo.

"Il Mar Mediterraneo – ha dichiarato il presidente di Federparchi Matteo Fusilli – è la principale meta turistica del mondo: ciò genera opportunità di sviluppo ma anche molteplici problemi. Le aree protette del Mediterraneo possono costituire uno dei modi per arginare fenomeni di erosione e inquinamento e realizzare esperienze positive in ogni paese". Il presidente di Federparchi ha poi sottolineato l’impegno dell’Ue per le politiche ambientali, che però non si concretizza un una politica organica per le aree protette.

Roberto della Seta, presidente nazionale di Legambiente, consiglia di seguire l’esempio della regione Sardegna nella sua attività di difesa delle aree marine. "Serve – sostiene il presidente di Legambiente – una tutela attiva, in cui conta anche molto il concetto di rete. A tale proposito ci poniamo un obiettivo ambizioso, ossia creare una federazione dei Parchi del Mediterraneo, per fare del nostro mare un’oasi di qualità e solidarietà". "Senza dubbio – ha concluso Della Seta – occorre l’integrazione delle politiche dei Paesi rivieraschi per combattere i problemi dell’inquinamento e una più intensa collaborazione per valorizzare le risorse che sono alla base dello sviluppo locale».

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