AMBIENTE. Acqua, consumi troppo squilibrati

Quanta acqua sfruttiamo? Decisamente troppa, e ripartita in modo diseguale. L’Europa è la regione con il quarto maggior consumo di acqua procapite nel mondo, e gli europei consumano più acqua indirettamente (quella che deriva dall’elevato consumo di prodotti che richiedono l’uso di acqua nella filiera produttiva) che in modo diretto. Qualche esempio rende l’idea: per produrre un litro di acqua in bottiglia servono 9 litri di acqua nel processo di imbottigliamento, e "sorprendentemente, alcuni paesi esportano l’acqua imbottigliata in aree che hanno risorse idriche sufficienti, provocando così un notevole impatto ambientale causato dal processo di imbottigliamento e dal trasporto. Il processo di imbottigliamento consuma grandi quantità di acqua, energia e materiali e produce emissioni". Servono 140 litri di acqua per produrre una tazza di caffè, 2700 litri d’acqua per produrre una maglietta, ben 8000 litri di acqua per un paio di scarpe.

Ma il consumo di acqua non è uguale in tutto il mondo, anzi risente di differenze enormi: mentre un consumatore medio del Nord America consuma la maggiore quantità di acqua (7.650 litri al giorno), un cittadino africano medio ne consuma meno della metà, pari 3.350 litri al giorno. In Europa, ogni cittadino consuma in media 4.750 litri di acqua al giorno (in modo diretto o indiretto). Si tratta di un uso di acqua e, complessivamente di risorse, sbilanciato in modo evidente a favore di una minoranza della popolazione mondiale.

Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto "Quant’acqua sfruttiamo. Come il consumo di materie prime minaccia le risorse idriche del pianeta", condotto dal Sustainable Europe Research Institute per conto degli Amici della Terra/Europa (Friends of the Earth Europe) nell’ambito della campagna REdUSE sull’uso e il consumo delle risorse in Europa.

Emerge che l’eccessivo uso e consumo di materie prime mette a rischio le risorse idriche del pianeta, e che gli europei, attraverso l’importazione di materie prime e prodotti, consumano molta più acqua di quanta ne estraggano dal proprio territorio. L’Europa, che è il primo importatore di materie prime a livello globale, può compromettere l’approvvigionamento idrico in zone del pianeta in cui l’acqua è una risorsa scarsa.

Come si legge nel rapporto, circa la metà di tutta l’acqua accessibile è destinata alla coltura di prodotti per uso alimentare, alla fornitura di acqua potabile e alla produzione di energia e di altri beni. In Europa, quasi la metà di tutta l’acqua prelevata è utilizzata per i processi di raffreddamento del settore energetico. Il resto è utilizzato per l’agricoltura, l’approvvigionamento idrico pubblico e per l’industria.

Ci sono grandi differenze geografiche nel consumo di materie prime e di acqua, e l’impronta idrica relativa alle nostre abitudini di consumo è molto maggiore rispetto a quella legata all’impiego diretto di acqua (quella consumata per cucinare, bere, fare il bagno e le pulizie). Una significativa quota dei beni consumati in Europa, quali i generi alimentari e altri prodotti agricoli, sono coltivati e prodotti altrove, fuori dal continente. E paradossalmente, molti paesi con modesti livelli di riserve d’acqua utilizzano la gran parte della loro disponibilità per la produzione di beni da esportare verso i paesi più ricchi di acqua. Si tratta dunque di un modello di crescita basato su alti livelli di consumo ma riservato a una minoranza della popolazione: tutto questo crea disuguaglianza e un livello allarmante e squilibrato di uso delle risorse da parte di pochi.

I risultati dello studio ammoniscono che l’Europa sta trascurando le conseguenze che il consumo e la scarsità di acqua avranno in Europa e nel resto del mondo. Afferma Ariadna Rodrigo, di Friends of the Earth Europe: "Dietro l’elevato consumo di acqua dell’Europa c’è il nostro stile di vita basato su elevati consumi e su tutta l’acqua necessaria per i prodotti che compriamo, e questo è il motivo per cui la sola risposta è una riduzione complessiva dei livelli di consumo. Quel che è peggio, è che in Europa sprechiamo ancora grandi quantità di cibo e di altri prodotti che richiedono molta acqua per essere realizzati". Aggiunge Rodrigo: "Abbiamo bisogno che l’Europa inizi a misurare e a ridurre il proprio uso di risorse, il che significa concentrarsi sulla qualità della vita piuttosto che continuare e sovra-consumare le nostre risorse naturali".

I risultati dello studio verranno presentati l’8 e il 9 novembre in occasione della Conferenza "Responsible or Irresponsible? Europe’s resource use and its impacts", organizzata dagli Amici della Terra/Europa presso il Parlamento Europeo, insieme alla proposta di introdurre politiche di monitoraggio e di misura delle risorse consumate in Europa attraverso indicatori di sostenibilità, tra i quali l’impronta idrica.

Comments are closed.