AMBIENTE. Acqua da difendere e da risparmiare. Oggi la Giornata mondiale

L’acqua è fonte di vita, fonte di guerre laddove manca, bene essenziale dell’ambiente e bene sul quale si fondano ricchi business. Bene da proteggere dall’incuria e da tutelare per la salute umana. Bene da risparmiare. Sono tanti gli aspetti sui quali si può aprire la riflessione in occasione di una giornata come quella odierna, Giornata mondiale dell’acqua. A livello globale, è emergenza: secondo dati Onu, mancanza di acqua potabile, di adeguate condizioni igienico-sanitarie e siccità causano 8 milioni di vittime l’anno e 3.900 bambini perdono la vita ogni giorno per mancanza d’acqua.

Il contributo delle istituzioni: arriva oggi il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che sottolinea la necessità di "una più severa azione di repressione dell’abusivismo e dei reati ambientali". L’impegno delle associazioni ambientaliste: il WWF lancia la campagna "Liberafiumi 2010" per "liberare le vene blu del nostro paese", mentre Legambiente e Altreconomia pubblicano un rapporto nel quale si denuncia "il far west dei canoni di concessione delle acque minerali", con un panorama diverso da regione a regione, una situazione che spesso si tramuta in "svendita" a fronte di enormi profitti da parte delle aziende. Non mancano le voci dei consumatori: Federconsumatori ad esempio si sofferma sull’esigenza di interventi istituzionali che assicurino efficienza e razionalità d’uso, ma anche su un impegno concreto e quotidiano del singolo consumatore.

Nel messaggio inviato in occasione di un convegno organizzato dall’Accademia dei Lincei sulle frane e sul dissesto idrogeologico, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sottolineato che il tema del dissesto idrogeologico è nel nostro paese "drammaticamente attuale" e "richiama alla memoria tanti eventi gravidi di conseguenze per le popolazioni colpite e per tutta l’Italia". Nel messaggio viene sottolineato come il rischio idrogeologico in Italia sia stato aggravato dall’azione umana e dall’assenza della cultura della prevenzione, con "effetti catastrofici" causati dall’irresponsabilità e dalla violazione delle norme. "Le gravi dimensioni che il fenomeno ha assunto rendono necessaria una più severa azione di repressione dell’abusivismo e dei reati ambientali e, soprattutto, un organico programma di bonifica e di messa in sicurezza dell’intero territorio nazionale, – ha detto Napolitano – nel quadro di una scrupolosa selezione delle priorità di spesa e di intervento pubblico e attraverso razionali piani di risanamento ".

In occasione della Giornata dell’acqua, il WWF ha lanciato la campagna "Liberafiumi 2010": il prossimo 2 maggio l’associazione coordinerà l’intervento di un migliaio di volontari per setacciare 25 fiumi italiani e "verificare lo stato di salute delle sponde delle principali ‘vene blu’ del nostro paese come il Piave, il Tagliamento, il Tevere, l’Arno, ma anche quelli più piccoli ma strategici per la sicurezza ambientale dei territori da loro attraversati come le fiumare calabresi, i corsi d’acqua della Liguria, della Toscana che anche quest’anno hanno subito inondazioni e smottamenti".

"L’episodio dello scorso febbraio di inquinamento del Lambro e poi del Po ha fortemente richiamato l’attenzione sulla gestione e tutela dei corsi d’acqua – ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del WWF Italia – Inoltre negli ultimi cinquanta anni la maggior parte dei fiumi italiani è stata aggredita con interventi che hanno cambiato radicalmente assetto e dinamica: in molti casi le nostre ‘vene blu’ sono state trasformate in semplici canali ignorando che invece si tratta di complessi ecosistemi regolati non solo dalle leggi dell’idraulica ma anche da quelle della natura. Il risultato è che la biodiversità di questi ambienti si è drasticamente ridotta e con essa la funzionalità ecologica che li caratterizza mettendo a rischio anche le popolazioni circostanti".

Il rapporto realizzato da Legambiente e Altreconomia "Il far west dei canoni di concessione per le acque minerali" sottolinea invece, come già fatto da un precedente rapporto del 2009, il piccolo "obolo" pagato alle amministrazioni locali da chi imbottiglia acque minerali a fronte di un fatturato miliardario e la disomogeneità delle tariffe applicate dalle singole Regioni.
Intanto, un quadro generale: l’Italia detiene il primato del consumo di acqua in bottiglia. "In Italia nel 2008 – rileva il rapporto – sono stati imbottigliati 12,5 miliardi di litri di acqua per un consumo pro capite di 194 litri, più del doppio della media europea e americana che rimane su 80 litri a testa consumati nel 2008. Un primato che ogni anno sottrae alla collettività un’enorme quantità di acqua di sorgente e di ottima qualità che viene svenduta, se non quasi regalata, alle aziende che la imbottigliano e che su questa creano enormi profitti, come dimostra il giro di affari di 2,3 miliardi di euro raggiunto nel 2008. In base agli ultimi dati disponibili di Beverfood, sono attive 189 fonti da cui attingono 321 marche di acqua, che finisce nel 79% del totale in bottiglie di plastica mentre solo il 18% viene venduta nell’imballaggio in vetro".

Ogni amministrazione decide come vuole sui canoni di concessione alle aziende. E in una ideale classifica, le uniche due regioni "promosse" a pieni voti per la previsione di canoni più alti sono il Veneto, dove si paga 3 euro a metro cubo di acqua e fino a 587 euro per ettaro, e il Lazio con 2 euro per metro cubo imbottigliato e fino a 120 euro per ettaro. Le altre sono promosse con riserva, rimandate o bocciate per l’entità scarsa del canone o perché questo è deciso solo sulla superficie della concessione e non sui metri cubi.

Ma come si può intervenire anche sul versante del risparmio? "Per quanto riguarda l’intervento istituzionale – afferma Federconsumatori – è indispensabile avviare un ciclo virtuoso di investimenti e di comportamenti che, da un lato, rendano efficiente questo settore e, dall’altro, sia capace di evitare situazioni di emergenza, ogni anno, a fronte di eventuale e prolungata carenza pluviale". Serve dunque una politica di settore che comprenda la "modernizzazione delle infrastrutture attraverso forti investimenti", il risparmio strutturale con forme di agevolazione per il risparmio energetico e l’adozione di nuove tecnologie, e una riorganizzazione delle aziende di gestione "che devono permanere totalmente in ambito pubblico". Poi, sottolinea l’associazione, c’è l’impegno del singolo consumatore che nel quotidiano può ridurre gli sprechi quando fa la doccia, quando usa lavatrici e lavastoviglie, controllando il buon funzionamento dei rubinetti.

 

di Sabrina Bergamini

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