AMBIENTE. Acqua, risorsa a rischio. Relazione annuale Commissione Vigilanza Uso Risorse Idriche

L’acqua rischia di non essere più una risorsa certa per gli italiani, che rischiano crisi idriche sempre più frequenti e prolungate. Non solo le perdite dalle tubature abbondano, ma piove anche meno. Le piogge in Italia nel giro di un decennio sono diminuite infatti di circa il 10%, che ha significato, per molti dei principali bacini del Paese, una riduzione del 20% della portata. Un fattore che influisce anche sulla qualità dei fiumi italiani, che per il 43 per cento sono solo sufficienti.

A lanciare l’allarme è la Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici presentata a Roma questa mattina. Secondo la relazione, i numerosi sistemi idrici attuali non sono più in grado di fornire le stesse prestazioni in relazione ai servizi offerti. Bisogna tenere conto della variabilità climatica e di rischi di fenomeni estremi, come siccità e alluvioni, sempre più diffusi. Questo nonostante esista un apparente equilibrio tra le esigenze di acqua dell’Italia, di circa 54,3 miliardi di metri cubi l’anno e risorse utilizzabili, stimate in 53 miliardi di metri cubi. A questo quadro vanno aggiunte le reti colabrodo, che perdono circa il 40% dell’acqua trasportata e incidono molto sul servizio: ogni italiano consuma 200 litri al giorno. Le tariffe restano una giungla: si va da un massimo per nucleo familiare in Puglia di 330,89 euro l’anno a un minimo in Molise di 138,79 euro.

"Il servizio idrico in Italia va completamente ripensato dal punto di vista del cittadino consumatore, coinvolgendolo attivamente in una politica di tutela di un bene comune fondamentale qual’è l’acqua". E’ il commento del vicesegretario di Cittadinanzattiva, Giustino Trincia, che si sofferma in modo particolare sulle tariffe ricordando un’indagine svolta dalla associaizone: "I dati della nostra ricerca – continua Trincia – segnalano due questioni: la giungla di voci di spesa e di tariffe, e le profonde differenze tra zone e zone del Paese, su cui c’è ancora disattenzione o sottavalutazione, mentre esse sono centrali per i cittadini consumatori. Al ritardo accumulato per decenni, in nome della difesa delle poltrone di migliaia di enti inutili, con la conseguenza di un servizio idrico in molte parti a pezzi, con forti sprechi di acqua, si unisce la beffa di tariffe e di bollette di consumo incomprensibili per il 99% dei cittadini".

Ma ritorniamo ai dati emersi dalla Relazione:
RISORSE IDRICHE – La stima è di 40 miliardi di metri cubi per la risorsa superficiale e 13 miliardi di metri cubi per le risorse sotterranee, ogni anno. Se si guarda al dato dagli anni ’20 del secolo scorso ai giorni nostri, la media della portata dei fiume Adige e Tevere ha registrato un decremento anche superiore al 25%, per il Flumendosa (Sardegna) e’ stato addirittura del 35% e per l’Arno del 45%. Il buon andamento delle piogge tra il 2004 e il 2005 non è stato sufficiente a compensare la riduzione, diversa a seconda dell’area. Mentre l’Italia centro-meridionale ed insulare ha registrato un andamento positivo, come in Sardegna, dove nel dicembre del 2004 é caduta una quantità di acqua pari al 50% del totale annuo, nell’Italia del Nord e in particolare nel bacino del Po e in quello dell’Adige, nel corso del 2005 si sono avute precipitazioni ancora inferiori ai valori medi pluriennali. Nel luglio del 2005 la portata del Po è stata di 341 metri cubi al secondo mentre nei dieci anni precedenti la media nello stesso mese è stata più del doppio, con 990,91 metri cubi al secondo. La portata dell’Adige, sempre nel luglio del 2005, è stata di 125,80 metri cubi al secondo, contro i 224,77 metri cubi dei 10 anni precedenti.

LA QUALITA’ – Secondo la relazione si conferma il ‘preoccupante’ andamento tra il 2000 e il 2004. La predominanza per i fiumi italiani nel periodo considerato è per la classe 3, qualità sufficiente (43%), il 37% di classe 2 (buona), il 18% di classe inferiore (4-5) e solo il 2% di prima classe. La qualità dell’acqua è determinata anche dagli scarichi dei depuratori che per il 7% non sono conformi con gli standard di qualità. Il numero maggiore di depuratori non conformi si trovano in Sardegna, Campania e Calabria. Il livello di copertura del servizio di depurazione in Italia e del 74,8%, ma ci sono regioni come la Sicilia in cui è inferiore al 50%.

I CONSUMI – Con circa 740 metri cubi l’anno per abitante, l’Italia è ai vertici europei nella classifica di prelievo idrico per abitante (media Ue 612 mc/anno). Caratteristica tutta italiana è anche lo sfruttamento elevato di acqua di falda: il 23% dei prelievi complessivi avviene dalla falda (contro il 13% della media europea). I prelievi di acqua di falda e di sorgente servono per la maggioranza, 80%, per uso potabile. Il Lazio e la Campania sono le regioni che maggiormente utilizzano l’acqua di falda per uso potabile. L’acqua disponibile in Italia è di circa 53 miliardi di metri cubi l’anno: 40 miliardi la risorsa superficiale e 13 miliardi le risorse sotterranee, mentre il fabbisogno è di 54,3 miliardi di metri cubi l’ anno, con un saldo quindi negativo. L’Italia occupa anche il primo posto in Europa per consumo di acqua minerale con 182 litri l’anno a persona;

LE TARIFFE E LE PERDITE – Stando agli ultimi dati la tariffa reale media del servizio idrico si aggira intorno ad un euro a metro cubo con punte verso il basso in Lombardia e Piemonte, dove è compresa tra 0,60 e 0,90 euro e con punte più elevate in Sicilia con 1,40 euro al mc. Nella Relazione è riportata anche la differenza tariffaria per una famiglia tipo, composta da tre persone, sulla base dei dati di Cittadinanzattiva. Secondo questa indagine il costo massimo pro capite per il servizio si registra in Puglia con 330,89 euro l’anno e quello minimo al Molise con 138,78 euro l’anno. In Italia poi, l’acqua continua a perdersi per strada. Le indagini sul volume di acqua captato e il volume fatturato mettono in luce che ad esempio in Basilicata e Sardegna viene fatturato circa un terzo dell’ acqua captata. Va meglio in Lombardia dove viene fatturato il 78% dell’acqua captata;

INVESTIMENTI – La media degli investimenti annui, nell’esame dei Piani d’Ambito, si attesta su 3,7 miliardi di euro l’anno. Quelli pubblici non superano gli 850 milioni di euro l’anno (22,7%). In particolare, il tasso di partecipazione del pubblico nel Sud e nelle isole si attesta al 41%, contro il 28% del Nord e il 12% del Centro;

LEGGE GALLI – Al 31 dicembre 2005 sono stati costituiti 87 Ambiti territoriali ottimali (Ato) dei 91 delimitati dalle regioni, i 4 non costituiti fanno parte del Friuli Venezia Giulia (3) e della Lombardia (1). La relazione esamina gli affidamenti del Servizio idrico integrato previsti dalla Galli che sono stati deliberati in 9 casi con preventiva gara e in 34 casi senza gara.

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