AMBIENTE. Acque di balneazione, Italia e altri dieci Stati nel mirino della Commissione Ue

Italia nel mirino della Commissione europea per aver ripetutamente soppresso zone di balneazione dagli elenchi ufficiali, evitando così di applicare le norme comunitarie a tutela della salute dei bagnanti. L’esecutivo Ue ha infatti inviato una prima lettera di diffida al nostro Paese e ad altri dieci Stati: Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia.

I siti di balneazione interessati sono circa 7000. L’eliminazione di ogni singolo sito di balneazione dall’elenco ufficiale di uno Stato membro dovrebbe essere adeguatamente motivata e non può rappresentare la soluzione ad un problema di inquinamento. Per il momento gli undici Stati membri non hanno fornito motivazioni e per questo la Commissione li ha invitati a spiegare perché hanno eliminato dei siti che precedentemente erano stati riconosciuti come zone di balneazione.

Esaminando le relazioni annuali sulle acque di balneazione che gli Stati membri presentano a norma della direttiva sulle acque di balneazione, la Commissione ha notato che, tra l’inizio degli anni ’90 e il 2004, molte acque che prima erano identificate come acque di balneazione sono state eliminate, senza alcuna spiegazione, dall’elenco delle zone di balneazione controllate
La Commissione ha anche sollevato obiezioni in merito al mancato monitoraggio di alcune zone di balneazione italiane che, pur considerate acque di balneazione, sono soggette a divieto di balneazione. L’Italia non ha controllato la qualità delle acque in 244 siti, nei quali durante il 2004 è stata vietata la balneazione.

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