AMBIENTE. Ambientalisti in piazza contro la riconversione del carbone di Porto Tolle

Si è svolta ieri mattina alle ore 12.00, davanti al Dicastero dello Sviluppo economico, la manifestazione di protesta contro la riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle. La manifestazione promossa da commercianti, artigiani, pescatori e albergatori della zona ed ha visto l’adesione di note associazioni ambientaliste: Legambiente, Greenpeace, Italia Nostra e WWF insieme ai sindaci e rappresentanti dei comuni di Rosolina, Taglio di Po, Porto Viro, Loreo e ai Verdi del Veneto.

Un progetto nato in occasione dell’abbandono da parte di Enel dell’ipotesi orimulsion dovuto al forte ridimensionamento della sua produzione in Venezuela. L’alternativa a gas, secondo la Società elettrica, non è proponibile perché "non risolve la competitività" e perché causerebbe un forte esubero di personale (circa 200 persone). Inoltre ridurrebbe i rischi connessi al trasporto del combustibile nell’Adriatico e al suo trasferimento fino a Porto Tolle. La trasformazione a carbone avverrebbe con la realizzazione di nuove quattro unità da 660 MW di ultima generazione ad alta efficienza (45% di rendimento) con il trasporto del carbone da Chioggia o da Venezia.

Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, nel corso del suo intervento, ha ribadito tutti i problemi irrisolti dell’uso del carbone e cioè le rilevanti emissioni di CO2 rispetto alle altre fonti fossili, gli alti costi della sua estrazione abbassati anche dalle grandi sovvenzioni statali e l’impossibilità ad oggi di confinare nelle profondità geologiche la CO2 emessa, perché non conveniente sotto il punto di vista economico. "La nostra protesta – ha asserito Ciafani – vuole anche sottolineare come il sistema energetico nazionale non abbia imboccato una strada coerente con il protocollo di Kyoto".

Infatti, quello del carbone, sarebbe un contributo ulteriore che aggraverebbe un contesto nazionale di forte ritardo dell’Italia rispetto agli obblighi di riduzione previsti dal Protocollo di Kyoto (-6,5% rispetto alle emissioni del 1990 – da raggiungere entro il 2012 -, mentre al 2004 il dato italiano era +12,2%, obbligandoci quindi a ridurre del 18,7% totale nei 7 anni restanti). Una falsa soluzione che allontanerebbe maggiormente l’Italia da Kyoto e solo apparentemente ridurrebbe la bolletta energetica dell’Italia.

"E’ inutile – ha dichiarato Angelo Mancone, presidente Legambiente Veneto – spendere denaro della collettività per acquistare crediti di emissione all’estero o per pagare le multe previste dal Protocollo, quando questi soldi potrebbero essere destinato più efficacemente per modificare radicalmente il sistema energetico nazionale. Si continua a ragionare sul prolungamento della vita di un impianto che non ha più ragione di esistere in quella realtà territoriale. Si impedisce – conclude Mancone – di intraprendere qualsiasi strada alternativa, a partire da politiche di risparmio energetico e di sviluppo delle vere fonti rinnovabili".

Il Sottosegretario dello Sviluppo economico, Marco Stradiotto e dal Capo segreteria tecnica del Ministro Bersani e Franco Raffaldini, hanno evidenziato i punti fermi del Ministero dello Sviluppo economico sulla questione: "Le norme che regolano l’iter procedurale di riconversione di una centrale a seguito della richiesta di un’azienda sono ineludibili e richiedono la preventiva Valutazione di impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente e l’intesa con le Regioni interessate. In ogni caso devono essere adottate le migliori tecnologie disponibili nella progettazione e realizzazione degli impianti. Ciò nel quadro della posizione espressa sempre dal governo che è quella di garantire il fabbisogno energetico nazionale e la sicurezza del sistema puntando sia sulla diversificazione delle fonti che su politiche di risparmio energetico".

Il 4 ottobre prossimo il Ministero dello Sviluppo economico incontrerà le organizzazioni sindacali dei lavoratori della Centrale Enel di Porto Tolle.

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