AMBIENTE. Anci: 5.581 comuni a rischio idrogeologico in Italia

Il rischio idrogeologico – con l’assenza di prevenzione e l’abusivismo edilizio – è alla base delle catastrofi naturali che si scatenano a ogni pioggia e a ogni esondazione dei fiumi, causa anche la presenza di troppo cemento lungo i corsi d’acqua e vicino a versanti franosi e instabili e le carenze nella prevenzione. Da Legambiente ai geologi, tutti sottolineano l’alta presenza in Italia di comuni e cittadini concentrati in aree ad alto rischio. Oggi il punto sulla situazione viene dall’Anci (Associazione nazionale comuni italiani): "Tutto il territorio nazionale è a rischio frane e alluvioni. Sono ben 5.581 i comuni a rischio idrogeologico, il 70% del totale dei comuni italiani, di cui 1.700 a rischio frana, 1.285 a rischio di alluvione e 2.596 a rischio sia di frana che di alluvione. Dopo la tragedia di Massa e i forti disagi provocati dal maltempo nel nord Italia nel week end, si torna a parlare del rischio idrogeologico a cui sono esposti molti comuni italiani". Le regioni ai primi posti per percentuale di comuni classificati a rischio sono Calabria, Umbria e Valle d’Aosta, seguite da Marche e Toscana, mentre la regione con città e cittadine più a rischio è il Piemonte, con 1046 comuni a rischio idrogeologico.

Ma alla base di quanto accade c’è anche l’assenza di adeguate risorse per la prevenzione e lo stato di sostanziale stallo nel quale versa il Ministero dell’Ambiente, secondo quanto afferma il Partito democratico. Commenta Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd: "Il Governo Berlusconi continua a tagliare i fondi destinati alla prevenzione del territorio, riducendoli a meno di un quinto di quelli già limitati e insufficienti che il Governo Prodi aveva destinato alla prevenzione dal dissesto idrogeologico. Basta piangere le vittime, servono più fondi e prevenzione. Servono molte più risorse – prosegue Realacci – per la manutenzione ordinaria del territorio e per gli interventi per mettere in sicurezza quella gran parte di paese che risulta a rischio frane, alluvioni e smottamenti. Bisogna fare molto di più per un paese fragile, reso ancor più insicuro da decenni di cementificazione selvaggia, dall’abusivismo edilizio e da eventi meteorologici che per effetto dei mutamenti climatici stanno diventando sempre più estremi".

Aggiunge Sergio Gentili, coordinatore nazionale Forum Ambiente: "Le finanziarie di Berlusconi ogni anno tagliano drasticamente le risorse finanziarie per la difesa del suolo e per il sistema dei controlli ambientali. La paralisi del ministero dell’Ambiente è gravissima, tanto che sono fermi in un cassetto da circa un anno 900 milioni di euro destinati ad un intervento straordinario di difesa del suolo. Non si fa nulla per istituire i distretti idrografici, come ci chiede da circa un decennio l’UE, mentre le autorità di bacino sono depotenziate".

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