AMBIENTE. Arte e smog: particolato, ozono e gas acidi i nemici invisibili dei nostri musei

E’ il Museo della navigazione fluviale di Battaglia Terme, in provincia di Padova, la galleria d’arte più inquinata nel monitoraggio di Legambiente. L’associazione ha rilevato in 15 musei l’inquinamento atmosferico; i risultati sono stati raccolti nel dossier "Salvailmuseo". Nella struttura di Battaglia Terme i livelli di ozono, che scolora le tele con lo stesso effetto dell’acqua ossigenata, sono stati di 20 volte superiori ai limiti di legge, anche a causa della vicina presenza di una strada statale ad alta percorrenza. L’iniziativa, promossa nell’ambito di Salavalarte, la campagna nazionale dell’associazione per la salvaguardia del patrimonio artistico minore del Belapaese, realizzata con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività culturali e il contributo di Bialetti Industrie, ha permesso di misurare le concentrazioni di alcuni tra i principali inquinanti nei 15 musei.

Pesante anche la situazione registrata nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove il livello limite di biossido di azoto (5 µg/mc) è stato superato di quasi 15 volte. Un po’ inferiori, ma pur sempre preoccupanti, i risultati, sempre per quanto riguarda il biossido d’azoto, all’Istituto del Risorgimento italiano di Roma (10,60 volte), al Pac di Milano (9,3 volte) e alla Pinacoteca nazionale di Bologna (8,46 volte). Molto alto l’ozono anche al Museo delle Arti Orientali di Roma, che è di 18,55 volte oltre il limite di 2 µg/mc, al Galata di Genova (16,75 volte) e ai Capitolini di Roma (16,18 volte) (le analisi nei Musei Capitolini sono state realizzate grazie alla Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma e a Zetema Progetto Cultura).

"Le opere d’arte custodite nelle nostre gallerie sono esposte tutti giorni al rischio di degrado dovuto all’azione dello smog che soffoca l’aria dei centri urbani – ha spiegato Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente -. Perché le strutture museali, pensate per proteggere i capolavori del passato dall’usura del tempo, non sempre riescono a sottrarsi alla pressione dell’inquinamento atmosferico, che penetra all’interno alterandone la qualità degli ambienti. Per questo lanciamo un appello ai responsabili dei musei italiani, a cui rinnoviamo la nostra disponibilità a collaborare, perché si impegnino accanto alle associazioni ambientaliste e a quanti lavorano per garantire alle città un’aria più pulita, in primo luogo per la salute dei cittadini, ma anche per la salvaguardia del nostro inestimabile e insostituibile patrimonio artistico".

Oltre ad analizzare la qualità dell’aria, Legambiente insieme a ICOM (International Council of Museums) Italia ha realizzato uno studio per conoscere i musei dal punto di vista della gestione, dei finanziamenti, delle attività e delle iniziative di promozione, delle misure di prevenzione relative a rischio sismico e idrogeologico. Al questionario hanno risposto 190 musei sui 300 contattati. Il 71% delle strutture denuncia carenze di personale, il 79% dei direttori afferma di fare iniziative di promozione e valorizzazione del museo, ma di destinarvi solo il 9% del bilancio. Per quanto riguarda la parte finanziaria, il 27,24% dei direttori dei musei non sono stati in grado di fornire informazioni, demandando il compito alle soprintendenze. Il 60% riceve contributi da altri enti, per il 78% basati sulla presentazione di progetti specifici. Il 50% dei musei riesce ad autogenerare risorse economiche per il 10% del bilancio, mentre solo l’8% riesce a generarne più dell’80%. Solo il 33% si è adeguato agli standard di sicurezza e ben il 51% non ha eliminato le barriere architettoniche. Ciò nonostante, nel 47% dei musei esistono percorsi specifici per disabili fisici, non vedenti e non udenti. Infine, il 70% non ha mai effettuato analisi della qualità dell’aria all’interno degli edifici. Il 73% conosce i rischi naturali e antropici del territorio in cui si trova (sismici, idrogeologici, industriali), il 47% sa dell’esistenza di un piano comunale di Protezione civile, ma solo il 32% è dotato di uno specifico piano di emergenza per la messa in sicurezza delle opere d’arte in caso di calamità e di questi solo il 52% ne ha testato il funzionamento.

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