AMBIENTE. Aumentano gli incendi, Sud tallone d’Achille

Incendi di nuovo in aumento, dopo i segnali positivi dello scorso anno. Nei primi otto mesi del 2011 si sono contati oltre 3 mila incendi boschivi, che hanno percorso oltre 16 mila ettari, con un aumento del 66% rispetto allo stesso periodo del 2010. Si amplia anche la superficie percorsa dalle fiamme, che copre il 41% in più. Una netta inversione di tendenza rispetto allo scorso anno, quando i roghi erano in calo del 9% rispetto al 2009, con una estensione delle aree percorse dal fuoco anch’essa in flessione (meno 36%). Si tratta di dati che "testimoniano come l’attenzione sul fenomeno degli incendi boschivi debba rimanere alta e come non si possa abbassare la guardia su tutte le attività di prevenzione e mitigazione che avevano condotto negli anni scorsi a una riduzione dei roghi".

È quanto afferma Legambiente che insieme alla Protezione civile ha lanciato oggi il rapporto Ecosistema incendi 2011, nel quale analizza le azioni dei comuni nell’applicazione della legge in materia di incendi boschivi. Il 78% dei comuni intervistati ha realizzato il catasto delle aree percorse dal fuoco. Ma questo non basta ad abbassare la guardia.

Le regioni del Mezzogiorno e le isole continuano a rappresentare il "tallone d’Achille italiano" in tema di incendi: l’anno scorso in Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia sono andati in fumo complessivamente circa 37 mila ettari di territorio, l’80% della superficie incendiata in tutta Italia. Nei primi otto mesi del 2011 la situazione non è migliorata. La Calabria ha contato già 486 incendi, seguita da Campania e Sardegna rispettivamente con 389 e 369 roghi. Mentre in Puglia si è avuta la più estesa superficie boscata percorsa dal fuoco (2.020 ettari), seguita dalla Sardegna (1.829 ha) e dalla Campania (914 ha). Nelle regioni del Sud il fenomeno degli incendi rimane maggiormente legato a interessi speculativi.

Solo il 5% dei comuni monitorati applica pienamente la legge quadro sugli incendi boschivi. Come evidenzia Legambiente, infatti, "i dati sulla realizzazione del catasto delle aree percorse dal fuoco risultano sostanzialmente positivi: 332 comuni (il 78%) sui 426 intervistati hanno realizzato il censimento delle superfici bruciate e nella metà dei comuni quest’ultimo è stato aggiornato nel 2010. Un dato importante poiché è attraverso il catasto, infatti, che è possibile imporre vincoli e limitazioni per ogni modifica della destinazione d’uso delle aree bruciate, bloccando a monte gli interessi di chi appicca il fuoco in maniera dolosa".

Allo stesso tempo, solo il 5% delle amministrazioni comunali risulta applicare pienamente la legge quadro in materia di incendi boschivi che prevede, oltre alla realizzazione del catasto, una costante attività di prevenzione e tutela del territorio, un’organizzazione di un efficace sistema in grado di intervenire tempestivamente per lo spegnimento dei roghi, attività investigative e di contrasto al fenomeno.

Il 69% delle amministrazioni monitorate (294 su 423) svolge complessivamente un lavoro positivo di attenuazione del fenomeno, ma il risultato non nasconde l’altra faccia della medaglia, pari a un 31% di comuni che svolge un lavoro ritenuto "complessivamente negativo, di cui il 9% gravemente inadempiente".

Commenta Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente:"Sono proprio i comuni a svolgere un ruolo strategico e insostituibile nella mitigazione del fenomeno incendi, soprattutto attraverso la piena applicazione della legge quadro 353 del 2000 e la realizzazione del catasto delle aree percorse dal fuoco, unico vero strumento per limitare a monte la possibilità di speculare sulle aree bruciate. Tagliare i fondi agli enti locali allora, può mettere seriamente a rischio le attività di monitoraggio e intervento urgente da parte dei Comuni a tutela del territorio".

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