AMBIENTE. Aumentano i rifiuti solidi urbani. Recupero energetico, progressi in atto

Aumenta la produzione di rifiuti solidi urbani: nel 2004 si è attestata a 31 milioni di tonnellate. Allo stesso tempo si registra un "costante progresso" nel mercato del recupero energetico a livello nazionale. Sono i dati che emergono dal "Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia", realizzato da ENEA e Federambiente e presentato oggi a Roma. La produzione di rifiuti urbani in Italia è in continuo aumento e in quattro anni, dal 2001 al 2004, è aumentata del 6%, attestandosi nel 2004 a 31,15 milioni di tonnellate, corrispondente a una produzione annua pari a 533 kg pro-capite. C’è una tendenza positiva al recupero e al riciclo ma, allo stesso tempo, le modalità di gestione più diffusa continua a essere lo smaltimento in discarica. Secondo i dati dell’APAT circa 17,7 milioni di tonnellate di rifiuti urbani sono smaltiti in discarica (57% del totale) mentre il rimanente quantitativo, pari a circa 13,4 milioni di tonnellate, è oggetto di recupero attraverso la raccolta differenziata, il compostaggio, i trattamenti di tipo meccanico-biologico e la valorizzazione energetica.

Il recupero energetico dei rifiuti in poco più di un decennio ha subìto cambiamenti radicali dal punto di vista tecnologico e normativo: questi hanno interessato sia i sistemi di combustione sia quelli di contenimento delle emissioni gassose e hanno portato a differenziare nettamente gli impianti di ultima generazione dalle apparecchiature del passato, aventi come unica funzione quella di distruggere dei rifiuti putrescibili e potenzialmente pericolosi. "L’indagine ha messo in evidenza che il mercato del recupero energetico a livello nazionale è in costante progresso, in linea con quanto accade a livello europeo – rileva lo studio di Enea e Federambiente – Oltre all’aumento dei quantitativi di rifiuti trattati si riscontra un più marcato incremento del recupero energetico, mentre il recupero dei residui di trattamento è in fase di sviluppo. Le emissioni gassose, alla luce degli sviluppi normativi e dell’evoluzione tecnologica, si sono notevolmente ridotte in termini quantitativi rispetto al passato, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto dei microinquinanti organici ed inorganici". Il recupero energetico da rifiuti, prosegue l’indagine, si sta quindi evolvendo in linea con gli obiettivi della "sostenibilità", perché permette di risparmiare in maniera significativa risorse non rinnovabili e, al tempo stesso, di contenere le emissioni di inquinanti e di gas con effetto serra.

Alla fine del 2005 erano operativi sul territorio nazionale 52 impianti destinati al trattamento di rifiuti di origine urbana, con una capacità di trattamento complessiva pari a circa 17.000 t/giorno. Nel 2004 sono stati trattati circa 4,2 milioni di tonnellate di rifiuti, costituiti principalmente da rifiuti urbani residui (65%), da flussi (21%) da essi derivati (frazione secca, CDR) tramite trattamenti di tipo meccanico-biologico e, in misura minore, da rifiuti speciali (14%); il quantitativo complessivo di rifiuti di origine urbana è stato pari a circa 3,64 milioni di tonnellate, corrispondente all’11,7% della produzione totale. La maggior parte degli impianti censiti (34 su 52) ha una capacità di trattamento non superiore alle 300 t/giorno, mentre la capacità media su base annua risulta pari a circa 105.000 tonnellate. Il recupero energetico – afferma il documento – viene effettuato nella quasi totalità degli impianti (49 su 52) e prevede in tutti i casi la produzione di energia elettrica. In soli 8 impianti, tutti situati nel Nord Italia, è prevista la produzione combinata di energia elettrica e termica su base stagionale. Dall’esame dei dati degli ultimi anni si rileva un incremento significativo per la produzione di energia elettrica, mentre la produzione di energia termica rimane pressoché costante. Dal trattamento termico dei rifiuti sono state prodotti nel 2004 circa 800.000 tonnellate di scorie e circa 200.000 tonnellate di residui dal trattamento dei fumi, questi ultimi quasi tutti smaltiti in discarica. Per quanto riguarda le scorie si registra una tendenza allo sviluppo del recupero, anche se la maggior parte di esse (circa l’80%) è ancora smaltita in discarica.

"In poco più di un decennio – ha commentato il prof. Luigi Paganetto, Commissario Straordinario dell’ENEA – il settore dei trattamenti termici dei rifiuti ha subito cambiamenti radicali dal punto di vista tecnologico e normativo; l’impiantistica di ultima generazione, pur mantenendo la funzione primaria di smaltimento di rifiuti, ha elevato questa opzione al rango di vera tecnica di recupero di risorse, raggiungendo la piena compatibilità ambientale". Alla presentazione è intervenuto l’assessore allo Sviluppo economico, Ricerca, Innovazione e Turismo della Regione Lazio Raffaele Ranucci che ha sottolineato come le priorità per il Lazio siano "il rilancio della raccolta differenziata" e "l’innovazione tecnologica". Nell’ambito della raccolta differenziata Roma ha raggiunto percentuali fra il 15 e il 20% mentre sono indietro le altre province, che si attestano intorno al 5%. L’obiettivo minimo, ha dunque affermato Ranucci, è raggiungere in tempi ragionevoli il 35% su base regionale.

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