AMBIENTE. CGCE: anche in caso di naufragio vale principio “chi inquina paga”

La Corte di Giustizia delle Comunità Europee con una sentenza emessa oggi ha stabilito che il principio "chi inquina paga" impone un’assunzione dell’onere finanziario costituito dal costo di smaltimento dei rifiuti causati dal naufragio di una petroliera. L’intervento della Corte si era reso necessario in seguito alla richiesta della Cour de cassation francese che aveva interrogato l’istituzione europea relativamente all’interpretazione delle disposizioni comunitarie applicabili, la cd direttiva rifiuti (n.75/442/CE). Due i quesiti sottoposti al giudizio della Corte:

  • Se l’olio pesante accidentalmente sversato in mare a seguito a un naufragio debba essere qualificato come rifiuto ai sensi della direttiva
  • Se, nel caso del naufragio di una petroliera, il produttore dell’olio pesante sversato in mare e/o colui che lo ha venduto e ha noleggiato la nave che trasportava tale sostanza possano essere tenuti a farsi carico del costo connesso allo smaltimento dei rifiuti così generati, anche qualora la sostanza sversata in mare fosse trasportata da terzi, nel caso di specie da un vettore marittimo

La Corte ha stabilito che l’olio pesante trasportato dalla nave non costituisce un «rifiuto», nei limiti in cui esso è sfruttato o commercializzato a condizioni economicamente vantaggiose e può essere effettivamente utilizzato come combustibile senza necessitare di preliminari operazioni di trasformazione. Tuttavia, gli idrocarburi sversati nel caso di un naufragio, che risultino miscelati ad acqua nonché a sedimenti e che vadano alla deriva lungo le coste di uno Stato membro fino a raggiungere queste ultime, costituiscono sostanze che il loro detentore non aveva l’intenzione di produrre e delle quali egli si disfa, ancorché involontariamente, in occasione del loro trasporto, cosicché devono essere qualificate come rifiuti ai sensi della direttiva.

Infine, la Corte ha rammentato che, nelle circostanze del caso di specie, la direttiva «rifiuti» prevede, conformemente al principio «chi inquina paga», che tale costo deve essere sostenuto dai «precedenti detentori» o dal «produttore del prodotto causa dei rifiuti». Secondo l’interpretazione della Corte il proprietario della nave che trasporta idrocarburi ne è in possesso immediatamente prima che divengano rifiuti. Pertanto, il proprietario della nave può essere considerato come colui che ha prodotto tali rifiuti ed essere qualificato per ciò stesso come «detentore» ai sensi della direttiva.

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