AMBIENTE. CTCU: sacchetti di plastica, evitare nuovo rinvio allo stop

Stop ai sacchetti di plastica. Per difendere l’ambiente bisogna passare ai contenitori riutilizzabili, ma dal CTCU (Centro Tutela Consumatori Utenti) arriva una domanda: a quando l’uscita di scena dei sacchetti in plastica? Il provvedimento doveva infatti scattare il 1° gennaio di quest’anno ma è stato già rimandato di un anno. "La legge finanziaria del 2007 aveva fissato per quest’anno la definitiva uscita di scena dei sacchetti di plastica non biodegradabili – spiega l’associazione – Lo scorso autunno il Governo ha deciso una proroga per l’uso dei sacchetti in plastica di un anno. Ambientalisti e tutti coloro che hanno a cuore il destino del pianeta temono ora che questa importante decisione di messa al bando dei sacchetti inquinanti possa subire immotivati rinvii".

Dalla denuncia ai consigli per un uso sostenibile dei sacchetti: quelli in carta possono non essere la soluzione migliore perché, spiega l’associazione, dipende da quale materia prima, se carta straccia o altro prodotto di riciclo, sia stata usata per la produzione, e dipende dal metodo di smaltimento, mentre le borse fatte con materiali sintetici biodegradabili di fatto possono essere confusi con tutto ciò che appare come plastica e dunque essere sottratti al riciclo. Risultato: "Chi desideri acquistare in maniera davvero consapevole, dovrebbe ovviamente abbandonare da subito l’uso di sacchetti e borse in plastica e orientarsi verso l’uso di borse in altro materiale, quale cotone, juta, fibre sintetiche o altro ancora. I contenitori riutilizzabili sono, senza dubbio, la miglior soluzione e alternativa".

Il CTCU sottolinea anche un altro aspetto dell’uso dei sacchetti in plastica: sono a pagamento e diventano un veicolo pubblicitario. "Molti consumatori e consumatrici si lamentano inoltre di come in molti supermercati si debbano sborsare anche 5 cents o più per avere una borsa di plastica, che funge poi anche da mezzo per la pubblicità di qualcuno. Legalmente è tutto a posto; i consumatori possono tuttavia chiedersi se vogliano continuare davvero ad essere parte di questo doppio "business" (prima si paga la borsa e poi la si porta anche in giro come veicolo di pubblicità) oppure se non sia arrivato davvero il momento di dire basta a tali prodotti inquinanti, che tanti danni hanno già procurato all’ambiente".

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