AMBIENTE. Caccia, WWF: è pericolo sociale, 300 mila cacciatori senza abilitazione

Il WWF denuncia la pericolosità della caccia non solo per la tutela degli animali e della biodiversità, ma per la stessa incolumità pubblica: ci sono 300 mila cacciatori senza abilitazione all’uso delle armi, perché in passato non era previsto un esame di abilitazione, e le stesse armi usate hanno un’elevata pericolosità. Poi ci sono gli esempi poco virtuosi: domani in Liguria va in discussione la proposta di estendere l’attività venatoria da appostamento fisso di mezz’ora oltre il tramonto, mentre in Lombardia le modifiche alla legge caccia che verranno discusse prevedono di legittimare la pratica del trasporto di armi nei pressi di abitazioni e di strade vicinali ad uso pubblico senza che queste siano in custodia, senza rispettare le distanze di sicurezza fissata ora a 150 metri.

Denuncia Raniero Maggini vicepresidente WWF Italia: "L’incolumità dei cittadini è messa seriamente a rischio dato che oltre un terzo dei cacciatori italiani non ha mai sostenuto l’esame di abilitazione all’uso delle armi, avendo la licenza di caccia da più di 40 anni e all’epoca questa abilitazione non era richiesta. Non dobbiamo quindi stupirci se si susseguono ad ogni stagione venatoria gli incidenti di caccia : lo scorso anno le vittime sono state 23 (e 50 i feriti), ma in passato si sono avute sino a 80 vittime. Questi incidenti sono in realtà omicidi colposi che si verificano esclusivamente per imperizia, negligenza e colpa grave da parte dello sparatore, che spesso ignora la pericolosità delle armi che imbraccia".

Di che armi si tratta? Basti pensare che chi va a caccia del cinghiale o degli altri ungulati, denuncia il WWF, usa e detiene carabine a canna rigata, armi potentissime e precise. Alcuni modelli di carabine, come il fucile da guerra Kalanishkov oggi demilitarizzato, senza la funzionalità che consente di sparare a raffica, è oggi consentito per l’uso venatorio.

Comments are closed.