AMBIENTE. Caldo, Coldiretti, per resistere a siccità ora si coltivano le arachidi

"Noccioline" nella pianura padana stanno prendendo il posto delle coltivazioni tradizionali danneggiate dal caldo e dalla siccità. Lo rende noto Coldiretti nel sottolineare che la ricerca di colture alternative resistenti alla siccità, che per effetto dei cambiamenti climatici è divenuta ricorrente nelle regioni del Nord, ha portato alla coltivazione sperimentale dell’arachide una pianta resistente al caldo che non necessità di acqua se non nella fase iniziale.

Le prime coltivazioni del 2006 – sottolineano i coltivatorisi sono realizzate con 250 ettari investiti tra Alessandria, Cremona, Padova, Rovigo e Verona con l’obiettivo di raggiungere i diecimila nel 2007, che riuscirebbero comunque a soddisfare appena il 5 per cento del consumo nazionale di "noccioline". I primi raccolti – riferisce la nota – inizieranno verso metà settembre e le previsioni sono di una produzione di 40-50 quintali per ettaro ottenuta dopo un ciclo colturale della durata di 100-110 giorni. La coltivazione dell’ arachide in Italia era presente nel secolo scorso, a partire dal 1870, ma si diffuse soprattutto nel secondo dopoguerra raggiungendo un massimo di 5.600 ettari nel 1961 in diverse regioni, dal Piemonte alla Sicilia, con notevole sviluppo in Veneto e in Emilia.

Successivamente si è assistito a un lento declino mentre il consumo e’ aumentato per raggiungere le 30.000 tonnellate in Italia e le 600.000 nell’ Unione Europea. Ora se i risultati produttivi ed economici saranno interessanti – continua l’associazione – il ritorno alla coltivazione può rappresentare un contributo al rispetto dell’ ambiente che arricchisce il terreno e migliora la possibilità di fruttuose rotazioni colturali. L’attesa dei raccolti – continua coldiretti – si è fatta particolarmente interessante nelle Regioni dove si sta svolgendo la sperimentazione e che sono state colpite dagli effetti della grave siccita’ con danni di centinaia di milioni alle tradizionali coltivazioni di granoturco, soia e ortaggi ma anche alle risaie e ai foraggi per l’alimentazione del bestiame.

La ricerca di colture resistenti alla siccità è uno degli aspetti delle nuove sfide che devono affrontare le imprese agricole di fronte a cambiamenti climatici che nelle campagne italiane si manifestano aumento dell’intensità delle precipitazioni, sfasamenti stagionali con autunno caldo e primavera anticipata, numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, modificazione della distribuzione delle piogge e aumento delle temperature estive. Ma si registra anche – aggiunge Coldiretti – un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture, la modifica del calendario migratorio degli uccelli, la comparsa nella fascia temperata di insetti propri di quella tropicale, che sono spesso portatori di dannose patologie.

I cambiamenti climatici in corso, ed in particolare la più elevata frequenza con la quale si manifestano gli eventi estremi – continuano i coltivatori – determinano un sensibile aumento dei rischi erosivi che devono essere considerati non solo come una perdita di terreno, ma anche una delle cause principali di degradazione della fertilità del suolo in quanto determinano una riduzione dell’infiltrazione, della capacità di immagazzinamento dell’acqua ed una perdita di elementi nutritivi che si traduce in un habitat meno favorevole alla crescita delle piante ed alla sostenibilità delle attività agricole nel tempo. Si tratta di processi che rappresentano una nuova sfida per l’impresa agricola che deve interpretare il cambiamento e i suoi effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio.

 

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