AMBIENTE. Cambiamenti climatici, la Cia lancia il decalogo per gli agricoltori

Arriva il decalogo per gli agricoltori posti di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici: ridurre e razionare l’uso dell’acqua, razionare l’uso dei fitofarmaci, diffondere l’agricoltura biologica, recuperare antiche varietà e nuove colture per la siccità e sviluppare le fonti di energia alternativa come biomasse, eolico e fotovoltaico. Sono alcuni dei punti emersi dal "decalogo" per gli agricoltori, predisposto e lanciato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori nel corso di un convegno dedicato al tema "Cambiamenti climatici, acqua ed agricoltura. Quale domani". Le regole, utili per contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2, prevedono – rileva la Cia – una "riduzione del 15 per cento dell’uso dell’acqua, del 20 per cento dell’impiego di fitofarmaci, del 15 per cento delle lavorazioni superficiali dei terreni" e un "aumento del 25 per cento delle produzioni di biomasse, del 10 per cento del biologico e del 3 per cento dei rimboschimenti" insieme al "recupero di antiche varietà per l’"aridocoltura" e sperimentazione" e alla "messa in produzione di 30/40 colture idroresistenti".

L’agricoltura può dunque contribuire alla riduzione della CO2: la diffusione delle produzioni biologiche, ad esempio, riduce l’uso di pesticidi chimici e fertilizzanti e dunque abbatte le emissioni dal 10 al 50 per cento. La Cia evidenzia l’esigenza di sviluppare il rimboschimento e di adottare un diverso approccio nell’allevamento nonché di modificare le attuali pratiche agricole. Ma un primo e fondamentale problema riguarda l’acqua per irrigare i campi: "Nell’ultimo decennio si è registrata una diminuzione nelle precipitazioni atmosferiche in tutt’Italia (del 19,7 per cento nel Sud, del 14,1 per cento al Nord e dell’8,5 per cento al Centro) – rileva la Cia – La carenza di acqua, dunque, inizia ad avere effetti strutturali e non congiunturali, quali una estensione preoccupante della desertificazione a zone finora immuni da questo fenomeno e un netto calo di disponibilità idrica per i consumi civili e produttivi, agricoli in modo particolare. Anzi, a causa di una particolare distribuzione stagionale delle precipitazioni, la diminuzione dei volumi accumulati risulta proporzionalmente superiore a quella delle minori precipitazioni". Si tratta inoltre di un fenomeno esteso non solo nel Sud ma anche nel Centro-Nord. Per la Cia bisogna dunque agire sia con interventi immediati sia con iniziative strutturali: "Sul piano agronomico, e per certi versi della ricerca scientifica, bisognerà sviluppare tutte quelle tecniche di miglioramento che portino alla produzione e alla diffusione di specie agricole resistenti alla siccità e alla sempre maggiore salinizzazione dei terreni. D’altra parte, occorre tenere presente che si stanno aprendo nuovi scenari sotto il profilo delle colture che dovranno adattarsi sempre più ad ambienti radicalmente cambiati". E sarà necessario sviluppare le fonti di energia alternativa come biomasse, eolico, fotovoltaico, legno.

"Di fronte ai cambiamenti climatici – ha affermato il presidente della Cia Giuseppe Politi – muta anche il modo di fare agricoltura, di programmare le colture, di sviluppare nuove soluzioni che permettano di superare le emergenze e di rispondere alle nuove esigenze degli imprenditori agricoli e soprattutto dei consumatori. I lunghi periodi di siccità, seguiti da piogge alluvionali, da trombe d’aria, come accade nei paesi tropicali, impongono nuove strategie e politiche di programmazione nel settore agricolo. Per questo motivo abbiamo individuato una sorta di "decalogo" per i produttori, attraverso il quale vogliamo contribuire all’azione necessaria per la mitigazione degli stravolgimenti che ha subito in questi anni il clima e giungere così consapevolmente nella fase di adattamento". Gli agricoltori devono dunque avere, è stato sottolineato in occasione del convegno, "precise regole" per contribuire alla lotta contro l’effetto serra.

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