AMBIENTE. Cernobyl, 23 anni dopo. Legambiente: “No al ritorno del nucleare”

Un milione e mezzo di persone vive ancora in aree con livelli di contaminazione superiori a 1 curie per chilometro quadrato e 150 mila chilometri quadrati di territorio sono ancora contaminati. Il 26 aprile 1986 avveniva il tragico incidente nucleare di Cernobyl e a distanza di 23 anni i problemi delle scorie, dei costi e della sicurezza rimangono nodi centrali in tema di energia e impianti nucleari. In occasione dell’anniversario del disastro saranno decine le iniziative organizzate da Legambiente in tutta Italia, con dibattiti, proiezioni di film, banchetti informativi nelle piazze, convegni e rassegne che si aggiungeranno a centinaia di eventi simultanei annunciati per il 25 e 26 aprile con il Cernobyl Day, l’iniziativa internazionale coordinata a livello europeo da Sortir du Nucléaire (Francia).

Legambiente ricorda il disastro nucleare per ribadire la sua contrarietà a un ritorno del nucleare in Italia. "A 23 anni dall’incidente di Cernobyl, il nucleare pone ancora gravi problemi di sicurezza – ha spiegato il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani – non abbasserà affatto la bolletta energetica nazionale, non ridurrà la dipendenza italiana dall’estero e non ci permetterà di rispettare la scadenza europea del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra prevista dall’accordo europeo 20-20-20. Se l’Italia decidesse di puntare, come intende fare il governo, sul nucleare, visto il costo ingentissimo dell’operazione, abbandonerebbe di fatto qualsiasi investimento alternativo sullo sviluppo di rinnovabili, tecnologie pulite ed efficienza energetica e rinuncerebbe alla costruzione di quel sistema imprenditoriale innovativo e diffuso in grado di competere sul mercato globale, che ad esempio in Germania occupa 250 mila lavoratori e su cui vuole puntare la nuova amministrazione USA". Per rilanciare l’economia, afferma Legambiente, l’Italia ha invece bisogno di efficienza energetica, risparmio energetico e fonti rinnovabili.

Il disastro avvenne con due esplosioni la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unità di Cernobyl. Fu di 11 miliardi di miliardi di Bequerel la radioattività rilasciata dalle esplosioni, con 6 pompieri, 24 dipendenti e 31 liquidatori morti quasi subito per effetto delle radiazioni immediate e un numero difficilmente quantificabile di vittime per gli effetti a lungo termine di quelle assorbite. Dieci i giorni impiegati per spegnere gli incendi. La centrale di Cernobyl ha cessato la sua attività il 15 dicembre del 2000, ma ancora oggi le conseguenze sono gravissime: il fall-out radioattivo, infatti, ha interessato oltre 150mila chilometri quadrati di territorio tra Bielorussia, Ucraina e Russia, coinvolgendo più di 3 milioni di persone.

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