AMBIENTE. Civitavecchia, inaugurata nuova centrale a carbone. Dissenso degli ambientalisti

L’Enel ha inaugurato oggi a Civitavecchia la nuova centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord. Con il progetto di riconversione avviato nel 2003 l’attuale centrale sostituisce l’impianto a olio combustibile precedente ed è in grado di produrre, informa il Governo presente con il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, energia elettrica pari alla metà del fabbisogno energetico della regione Lazio. Ma sulla centrale, e sulle ripercussioni che questa può avere in tema di riduzione della CO2, diversa è la posizione delle associazioni ambientaliste. Legambiente esprime il suo dissenso nei confronti della riconversione a carbone di una parte del parco termoelettrico italiano e dissenso esprime Greenpeace, che nel corso della notte ha proiettato sulla centrale messaggi come "No carbone Sì energy revolution" per ricordare le conseguenze negative del carbone sul clima mondiale.

"E’ assolutamente incoerente e anacronistico considerare il carbone la chiave di volta della politica energetica italiana quando siamo tra i paesi che arrancano di più nel ridurre le emissioni di CO2 per raggiungere gli obiettivi di Kyoto – sottolineano in una nota congiunta il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e il presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati – Il carbone resta in assoluto il combustibile fossile con le più elevate emissioni di anidride carbonica per kilowattora prodotto e la nuova centrale di Torrevaldaliga Nord con i suoi 10 milioni di tonnellate di CO2 annui peserà non poco sul già disastrato quadro delle emissioni nazionali. Il Governo abbandoni dunque l’idea di puntare sul carbone perché allontanerà l’Italia dalle scelte europee che si prefiggono un taglio alle emissioni del 20% entro il 2020, costringendo la collettività a pagare pesanti sanzioni".

Per Legambiente la strada da seguire è quella del risparmio, dell’efficienza energetica e della riconversione a gas naturale delle centrali termoelettriche che usano combustibili fossili. Le 12 centrali italiane che utilizzano il carbone, continua l’associazione, contribuiscono solo per il 14% alla produzione elettrica nazionale ma emettono anidride carbonica pari al 34% del totale del settore elettrico.

Greenpeace, dal canto suo, attacca direttamente la politica energetica di Enel: "Già oggi – commenta in una nota – Enel è il primo killer del clima con 51,6 milioni di tonnellate di CO2 emesse nel 2006". A rischiare c’è il rispetto degli obiettivi di Kyoto di riduzione delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle rinnovabili. La nuova centrale, denuncia Greenpeace, riverserà oltre 10 milioni di tonnellate di CO2 in atmosfera. "Ogni nuovo megawatt a carbone ci allontana sempre più da Kyoto e dall’obiettivo europeo per le rinnovabili al 2020 – ammonisce Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace – Si dovrebbe invertire questa tendenza adesso avviando una rivoluzione energetica pulita, e invece il sistema energetico italiano corre in tutt’altra direzione".

Dal 1994 a oggi la quota di energia rinnovabile è infatti scesa al 15,7% della produzione totale. Ma Greenpeace punta il dito anche contro gli incentivi alla produzione di energia elettrica: "oltre l’82% vanno a impianti di base fossile, non alle fonti rinnovabili". Nel 2007 il fotovoltaico ha così ricevuto, commenta Greenpeace, 26 milioni di euro come incentivi in "conto energia" contro i 3,7 miliardi dati alla fonti fossili "assimilate" attraverso il CIP6.

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