AMBIENTE. Clima, Coldiretti, primavera anticipata con primule, mimose e mandorli

Sfasamenti stagionali con autunno caldo e primavera anticipata ed aumento dei fenomeni estremi con punte di caldo eccessivo e modificazione della distribuzione delle piogge sono l’espressione di cambiamenti climatici che "sconvolgono" le campagne italiane con effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio. E’ quanto afferma Coldiretti, con riferimento all’allarme lanciato dallo studio della Commissione Europea sulla situazione climatica e ambientale, nel sottolineare che effetti sono già evidenti in Italia dove le attuali temperature al di sopra della media stanno confondendo la vegetazione con la comparsa anticipata delle fioriture primaverili di primule, mimose e mandorli.

Le piante forestali sono già in attività vegetativa ed è evidente per tutti la presenza delle mimose sulla riviera ligure in anticipo sulla festa delle donne dell’otto marzo e dei mandorli in fiore dell’agrigentino mentre le primule sono già comparse sulle colline emiliane. Si tratta di cambiamenti destinati a produrre conseguenze strutturali sull’attività agricola poiché gli effetti – precisano i coltivatori – si fanno sentire con un maggiore rischio per gelate tardive, l’aumento dell’incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti, la riduzione della riserva nelle falde acquifere e stress idrico delle piante.

A causa dell’andamento climatico anomalo si sono verificate – sottolinea la nota – appena un terzo delle precipitazioni normali del periodo novembre/dicembre che non hanno permesso di ricostituire adeguate riserve idriche e con il rischio evidente di un allarme siccità nella prossima estate. I cambiamenti climatici in corso, ed in particolare la più elevata frequenza con la quale si manifestano gli eventi estremi – continuano i coltivatori – determinano un sensibile aumento dei rischi erosivi che devono essere considerati non solo come una perdita di terreno, ma anche una delle cause principali di degradazione della fertilità del suolo in quanto determinano una riduzione dell’infiltrazione, della capacità di immagazzinamento dell’acqua ed una perdita di elementi nutritivi che si traduce in un habitat meno favorevole alla crescita delle piante ed alla sostenibilità delle attività agricole nel tempo. Si tratta di processi – conclude la nota – che rappresentano una nuova sfida per l’impresa agricola che deve interpretare il cambiamento e i suoi effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio.

 

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