AMBIENTE. Clima, Rapporto Onu: “Il riscaldamento è ormai inequivocabile”

Il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile. Lo evidenzia l’osservazione dell’aumento della temperatura dell’aria e degli oceani, dello scioglimento della neve e del ghiaccio e dell’innalzamento globale del livello del mare. Questa la sentenza contenuta nel Rapporto 2007 sui cambiamenti climatici dell’Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change dell’ONU) oggi presentato a Parigi. Lo studio è il frutto di sei anni di lavoro e della collaborazione di 2500 personalità della comunità scientifica mondiale, massimi esperti di climatologia. Il volume precedente risale infatti al 2001.

E la colpa di tutto ciò è dell’uomo. La concentrazione nell’ambiente di sostanze inquinanti – si legge nel rapporto – è il risultato dell’attività umana sin dal 1750. I dati parlano chiaro: entro il 2100 il livello del mare potrebbe crescere tra i 18 e i 59 centimentri e la temperatura si innalzerà fra l’1,8 i 4 gradi entro.

La prima sorgente dell’inquinamento è il biossido di carbonio derivante dalla combustione delle energie fossili, in particolare del carbone. Negli anni ’90 le emissioni di questo inquinante sono aumentate in media del 6,4%; valore che arriva al 7,2% negli anni tra il 2000 e il 2005.

Il rapporto sottolinea, inoltre, come a livello oceanico, regionale e continetale molti cambiamenti climatici a lungo termine, siano già stati osservati. Il riferimento è alla temperatura del circolo polare artico e dei ghiacciai, all’aumento delle precipitazioni, alla salinità dei mari e all’intensità dei cicloni. E il futuro come sarà? Si prevede un aumento di eventi meteorologici straordinari, come piogge torrenziali, uragani e siccità.

"Com’è giusto per degli scienziati, i redattori del rapporto ci sono andati cauti, ma i dati sono preoccupanti e confermano al di là di ogni ragionevole dubbio la gravità e la vastità del fenomeno dell’aumento delle temperature in corso – commenta Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente -. Non esistono più margini di dubbio sulle responsabilità umane e la conclusione da trarre è evidente: l’uomo è la causa, e l’uomo la soluzione ".

"Il fenomeno in corso, dice ancora l’IPCC, è al 95% colpa dell’uomo, soprattutto del consumo galoppante di petrolio e combustibili fossili: nessun allarmismo – continua Della Seta – ma un giusto allarme: una consapevolezza che taglia corto, una volta per tutte, con chi cerca ancora di negare l’origine prevalentemente antropica del riscaldamento del pianeta, e richiama invece, con forza, l’uomo alle proprie responsabilità. Solo un’azione urgente immediata e su vasta scala da parte dei governi può evitare conseguenze catastrofiche".

"Non è troppo tardi per intervenire – dice ancora il presidente di Legambiente -. Le soluzioni ci sono, e tutt’altro che futuribili. Sono quelle indicate da tempo dal Protocollo di Kyoto, di cui tra pochi giorni ricorrerà il secondo anniversario dell’entrata in vigore: una via d’uscita praticabile che basterebbe voler percorrere, fatta di risparmio energetico, fonti pulite come il solare e l’eolico, meno trasporto su gomma, ricerca su nuove tecnologie energetiche. Su questa strada l’Italia è più in ritardo di quasi tutti i Paesi europei, sebbene ridurre i consumi di petrolio e carbone sia per noi, che importiamo gran parte dell’energia fossile, un interesse anche economico. Serve uno scatto di reni, che veda il governo, la politica, l’economia, la società unirsi in uno sforzo che non è di destra né di sinistra ma rappresenta, oggi, una forma indispensabile di patriottismo".

Da quando il Protocollo di Kyoto è stato firmato nel 1997, le emissioni prodotte in Italia sono considerevolmente aumentate, giungendo oramai a un più 12,2 per cento. L’Italia, che si è impegnata a ridurre le emissioni del 6,5% entro il 2012 rispetto ai livelli del 1990, si ritrova ora a più 18,6%. Un ritardo colossale.

Greenpeace si appella ai governi di tutto il mondo per "agire ora prima che sia troppo tardi". Se l’ultimo rapporto Ipcc suonava come una sveglia, questo è come una sirena dei pompieri – commenta Francesco Tedesco, responsabile Campagna Clima ed Energia di Greenpeace – Sappiamo cosa fare e come: occorre abbattere di oltre la metà le emissioni di gas serra entro il 2050, puntando su efficienza energetica e fonti rinnovabili. Il carbone porterà il pianeta al collasso climatico".

 

 

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