AMBIENTE. Clima, gas serra: l’America si impegna a invertire la rotta, ma l’Italia rema contro

"Il tempo delle parole è scaduto. Non c’è tempo da perdere. I cambiamenti climatici ci stanno colpendo sempre di più e perciò non sono venuto qui per parlare, ma per agire, perché altrimenti avremo numerosi rischi alle nostre economie, alla nostra sicurezza, e soprattutto al nostro Pianeta".

Con queste parole, interrotte da continui applausi, Barack Obama, il presidente degli Stati Uniti, è intervenuto oggi all’assemblea plenaria della Cop15 di Copenhagen davanti ai grandi del mondo riuniti per trovare – in extremis e tutti insieme – un accordo e scongiurare il fallimento di questo vertice al fotofinish, che probabilmente verrà prolungato fino a domani.

"La realtà dei cambiamenti climatici non è più un dubbio, ma la nostra capacità di adottare azioni collettive è in forse mentre il mondo ci guarda – ha avvertito Obama rivolgendosi ai 120 capi di Stato e di governo al vertice – .L’America, maggior economia mondiale e secondo maggiore emettitore di gas serra dopo la Cina, ha la responsabilità di affrontare i cambiamenti climatici e abbiamo deciso di operare numerosi e importanti investimenti nel nostro Paese: sono azioni molto difficili da mettere in campo e saremo tra i maggiori finanziatori destinando milioni di dollari ai Paesi in via di sviluppo", ha continuato, ribadendo che gli Stati Uniti "ridurranno le emissioni dei gas a effetto serra indipendentemente da ciò che accade a Copenaghen".

Intanto, nella nuova bozza presentata oggi per affiancare o sostituire Kyoto, si confermerebbe il consenso sulla decisione di limitare l’aumento di temperatura ai 2°C richiesti dagli scienziati e già previsti nel G8 dell’Aquila. Gli obiettivi dei Paesi sviluppati si riferiscono sia ai livelli del 1990, che a quelli del 2050, tanto promossi dagli Stati Uniti. Per quanto riguarda il sostegno finanziario garantito dai Paesi industrializzati, sarà rivolto in via prioritaria ai Paesi in via di sviluppo e alle piccole isole oceaniche e dovrebbe ammontare a 30 miliardi di dollari per il periodo 2010-2012 e 100 miliardi l’anno al 2020. Le parti avrebbero inoltre deciso di stabilire un "Copenaghen Climate Fund" come entità di meccanismo finanziario per sostenere i progetti, i programmi e le politiche nei Paesi in via di sviluppo della Convenzione. L’ultimo punto prevede infine la creazione di un "meccanismo" per il trasferimento di tecnologia verso i Paesi in via di sviluppo.

"Ma mentre altri Paesi europei Regno Unito, Francia e Germania spingono per evitare il fallimento dei negoziati a Copenaghen, e rilanciano il ruolo guida dell’Unione europea nella lotta ai cambiamenti climatici – ha dichiarato a Help Consumatori Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente – l’Italia sembra stia paradossalmente remando contro e puntando a un compromesso al ribasso, se non a un fallimento tout court del vertice di Copenaghen".

Da parte sua, Greenpeace sintetizza così l’atteggiamento che il nostro governo sta tenendo a qualche ora dalla chiusura della conferenza sul clima: "L’Italia si mette di traverso e blocca la decisione europea di migliorare l’impegno unilaterale di riduzione delle emissioni di gas serra al 2020 portandolo dal 20% al 30%, in linea con le indicazioni del mondo scientifico – attacca in una nota l’associazione ambientalista – .Un comportamento gravissimo e vergognoso che rischia di far deragliare la possibilità di raggiungere un accordo di successo a Copenhagen, eppure l’Italia non è meno esposta degli altri Paesi al disastro climatico, anzi. Tutti gli indicatori confermano che il nostro Paese è già colpito da siccità, incendi, riduzione della diversità biologica e impatti costieri. Abbiamo un governo folle – conclude Greenpeace – non all’altezza delle sfide che ci attendono".

L’Unione Europea in conclusione, chiede maggiori sforzi da parte della Cina e degli Stati Uniti per poter raggiungere l’obiettivo mondiale di limitare a 2°C l’aumento della temperatura rispetto ai livelli pre-industriali. Gli Stati Uniti e la Cina "devono semplicemente fare la loro parte. Altrimenti non saremo in grado di raggiungere l’obiettivo dei 2°C", ha spiegato il primo ministro svedese Fredrick Reinfeldt, a nome della presidenza della Ue detenuta dalla Svezia. Anche il Parlamento Europeo ha concluso che "è fondamentale un accordo vincolante entro l’estate del 2010 e che gli sviluppi post Copenaghen sono importanti quanto il vertice".

di Flora Cappelluti

Comments are closed.