AMBIENTE. Codacons: “Tar Lazio annulla proroga del valore di soglia inquinante nelle acque”

Il Codacons ha ottenuto, questa mattina, una nuova vittoria dinanzi al Tar del Lazio con l’annullamento del provvedimento di proroga del valore di soglia di alcune sostanze inquinanti, compreso l’arsenico, nelle acque destinate al consumo umano, adottato dai Ministeri della Salute e dell’Ambiente, e destinato ad orientare le Regioni e Province Autonome nell’ambito del territorio di rispettiva competenza.

L’annullamento del decreto del 22 dicembre 2004 comporta una serie di conseguenze importanti a tutela della salute dei cittadini: "gli acquedotti delle Regioni dove è stata disposta tale proroga dichiarata illegittima (Campania, Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia, Sicilia, Toscana, Puglia e le province autonome di Bolzano e Trento) – sostiene il Codacons – dovranno ora essere chiusi, entro 48 ore, e le stesse regioni dovranno fornire gratuitamente ai cittadini l’acqua necessaria, sottoforma di confezioni di bottiglie d’acqua minerale".

La sentenza del Tar infatti – spiega l’associazione – ha reso di fatto illegale da oggi la distribuzione di acque con limiti superiori a quelli indicati dal D.Lgs. n. 31 del 2001, limiti che il provvedimento annullato andava appunto a prorogare. Non solo. I giudici del Tribunale Amministrativo hanno bocciato anche le deroghe (sempre in materia di qualità dell’acqua) concesse alle imprese artigianali che distribuiscono a livello locale i propri prodotti. Questo significa che le produzioni finora realizzate con l’acqua "fuorilegge" dovranno essere ritirate dal commercio!

Ci dispiace per il disagio che la decisione del Tar arrecherà alla popolazione – afferma Carlo Rienzi, Portavoce Codacons – ma la responsabilità è del Ministero dell’ambiente e di quello della Salute i quali, prima di concedere la proroga illegale, avrebbero dovuto accertare che vi fossero i presupposti, e che fosse in corso una effettiva bonifica delle falde acquifere nelle varie Regioni coinvolte.

Ora – conclude Rienzi – sono le Regioni che devono porre rimedio alla situazione e iniziare una bonifica effettiva delle falde acquifere nell’attesa che i prossimi Ministri dell’Ambiente e della Salute impongano, come richiesto dalla Ue, una bonifica delle aree interessate e verifichino che tale risanamento effettivamente realizzato senza concedere assurde proroghe che attentano la salute dei cittadini, considerato che nelle acque che quotidianamente beviamo compaiono elementi nocivi come Arsenico, Nichel, Cloruri, Trialometani e Fluoruri.

 

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