AMBIENTE. Coldiretti stila mappa della siccità regione per regione

I ritardi nelle infrastrutture non riguardano solo le grandi reti stradali dell’ANAS, ma anche quelle idriche che necessitano di ammordernamento e nuovi impianti di fronte ai cambiamenti climatici che influenzano in modo sostanziale i cicli delle colture, la gestione delle acque e la sicurezza e lo sviluppo locale di interi territori che offrono opportunità per l’agricoltura, il turismo e l’offerta energetica. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Paolo Bedoni nel corso dell’Assemblea Nazionale dell’organizzazione degli imprenditori agricoli che ha fatto il punto sugli effetti del caldo e della siccità su fiumi, laghi, campagne e città.

La siccità nelle regioni del Nord Italia non è più un fatto eccezionale o una curiosità, ma una realtà che si ripete in modo ricorrente quasi a ogni estate ed è uno scandalo per il Paese – ha sostenuto Bedoni – non riuscire a programmare la gestione delle sue rilevanti risorse idriche. Bisogna pensare al futuro – ha precisato l’associazione di categria – con interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque, ma anche con opere infrastrutturali, campagne di informazione ed educazione sull’uso corretto dell’acqua e, nel settore agricolo, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo (impianti a goccia).

Sbloccare con l’apertura dei cantieri il Piano Irriguo Nazionale, che fu varato con la Finanziaria 2004, consentirebbe – ha concluso Bedoni – la realizzazione di opere per un importo pari a circa millecento milioni di euro stanziati e impegnati per progetti già individuati, ma ancora fermi per problemi procedurali di attuazione. Nonostante il verificarsi di alcuni temporali e l’annunciato rilascio delle acque da parte dei bacini idroelettrici di montagna della Lombardia la situazione della siccità appare preoccupante nelle campagne perché i terreni secchi non assorbono l’acqua che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento portando con sé i nutrienti contenuti nella parte superficiale del terreno.

La caduta della pioggia per essere efficace in una fase determinante per la crescita delle coltivazioni e ristabilire le riserve idriche deve infatti avvenire – precisa la nota – in modo costante e durare nel tempo affinché l’acqua possa infiltrarsi nel terreno. Dall’accordo raggiunto in Lombardia per il raddoppio fino al 31 luglio della quantità di acqua rilasciate dai bacini alpini gestiti dalle società elettriche si attende un innalzamento dei livelli dei laghi e dei fiumi emissari affluenti del Po: dal lago Maggiore che ha come emissario il Ticino, dal lago di Como che alimenta l’Adda, dal lago d’Iseo che ha come emissario l’Oglio e dal lago di Garda da cui ha origine il Mincio. Secondo il monitoraggio della Coldiretti il Po lungo tutto il suo corso ha raggiunto livelli di emergenza in particolare a Canonica D’Adda (-8,72) a Cremona (-7,60) e nella provincia di Ferrara (-7,19) e nella zona del Delta dove è sceso, superando i picchi già registrati nel corso del 2003. Qui, da qualche giorno, – riferisce la Coldiretti – sono in funzionale idrovore della Protezione civile per alimentare l’acquedotto visto il bassissimo livello raggiunto dal fiume. Preoccupazione anche a causa della risalita del cuneo salino dal mare, provocata dal basso livello dei fiumi sul Delta del Po, ma anche alle foci dei fiumi Tagliamento e Piave.

La situazione per le coltivazioni è critica in Piemonte, ma difficoltà si registrano dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia e riguardano Lombardia, Emilia Romagna e Veneto e interessa le aziende agricole di pianura e di montagna dove nei pascoli alpini manca erba per l’alimentazione degli animali. Nell’immediato, a rischio – conclude Coldiretti – sono anche le risaie in Piemonte e Lombardia dove non c’è l’acqua per il necessario riempimento, ma anche nella Pianura Padana le coltivazioni di granoturco, quelle di pomodoro in fase di maturazione, la soia e le orticole come le patate. Preoccupazione in Liguria per l’olivicoltura e i vigneti. Anche in Sardegna nelle province di Sassari e Nuoro sono gravi i danni segnalati dalla Coldiretti alle colture foraggiere e cerealicole derivati dalla mancanza di piogge.

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