AMBIENTE. Commissione Ue: in 299 centri urbani italiani trattamento acque reflue è inadeguato

In 299 centri urbani il trattamento delle acque reflue non è all’altezza dello standard europeo. Per questo la Commissione europea sta per inviare un parere motivato all’Italia, che non si è ancora conformata alla legislazione della Ue. Gli scarichi delle acque reflue urbane non trattate, sottolinea la Commissione, rappresentano la principale fonte di inquinamento delle acque costiere e interne e per questo l’Italia potrebbe essere deferita alla Corte di giustizia europea.

La Commissione è dunque in procinto di inviare all’Italia un parere motivato, la seconda e ultima fase del procedimento d’infrazione, per la mancata conformità alla direttiva del 1991 sul trattamento delle acque reflue urbane. In base alla direttiva, entro il 31 dicembre 2000 l’Italia avrebbe dovuto istituire dei sistemi adeguati per la raccolta e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15mila abitanti. La prima lettera di diffida inviata è del luglio 2004. E dopo una successiva valutazione, la Commissione ha concluso che 299 agglomerati continuano a non essere conformi e ha pertanto deciso di inviare un parere motivato all’Italia, che ora ha due mesi di tempo per rispondere. Successivamente, la Commissione dovrà decidere se portare il caso dinanzi alla Corte di giustizia europea.

"Se non vengono trattate, le acque reflue urbane rappresentano un pericolo per la salute dei cittadini e per l’ambiente europei – ha detto il Commissario all’ambiente Stavros Dimas – Non è accettabile che a otto anni dalla scadenza prevista l’Italia non sia ancora in regola con questa importante normativa UE. Dobbiamo garantire che in tutta l’Unione europea ci sia lo stesso livello di trattamento delle acque reflue urbane. Sollecito pertanto l’Italia ad intervenire immediatamente per risolvere la situazione."

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