AMBIENTE. Commissione Ue pubblica Libro Verde sulla politica marittima integrata

L’Europa può permettersi di gestire i mari e gli oceani con un approccio settoriale e frammentario? Oppure è giunto il momento di istituire una politica marittima realmente integrata in grado di liberare il potenziale non ancora valorizzato in termini di crescita e occupazione, rafforzando al tempo stesso la protezione dell’ambiente marino? E se scegliamo questa seconda alternativa, come dovremmo procedere? Questi i quesiti posti a cittadini e istituzioni europee dal Libro verde "Verso la futura politica marittima dell’Unione: oceani e mari nella visione europea" oggi pubblicato dalla Commissione Ue.

Il documento, con il quale si apre una consultazione che per la definizione di una nuova visione per una politica marittima integrata, fa seguito alla decisione adottata dalla Commissione nel marzo 2005 di avviare una consultazione sul futuro dei mari europei. Il Presidente Barroso ha chiesto a Joe Borg, Commissario europeo responsabile della pesca e degli affari marittimi, di "guidare una task force sulla politica marittima con l’intento di lanciare un’ampia consultazione sulla futura politica marittima dell’Unione".

Obiettivo del Libro è offrire "la possibilità di riflettere insieme su quale sia la strategia migliore da seguire. Invito tutti a esprimere la propria opinione sul futuro di una politica marittima per l’Unione capace di creare occupazione e proteggere allo stesso tempo l’ambiente marino", ha dichiarato José Manuel Barroso, presidente della Commissione.

In particolare, il documento mette in risalto i rapporti di interconnessione e interdipendenza tra i settori che possono avere un impatto sugli oceani e sulla qualità della vita che da essi dipende: i trasporti, la navigazione, il commercio, le industrie costiere e portuali, la produzione di energia in mare, tradizionale e alternativa, la pesca, l’acquacoltura, la ricerca marina e il turismo.

Per esempio, mostra come le imbarcazioni da pesca, le navi portacontainer, le barche da diporto, le compagnie petrolifere e le centrali eoliche debbano lottare fra loro per trovare lo spazio necessario per le loro attività nelle nostre acque sempre più affollate. Inoltre sottolinea che la convergenza di questi molteplici aspetti diversi non costituisce l’eccezione ma la norma, in quanto riflette la ricchezza e la varietà intrinseca dei mari europei. "Quanto più le attività marittime – ha sottolineato Borg – aumentano e si diversificano, tanto maggiore diventa la necessità di coordinamento e pianificazione per evitare conflitti e ottimizzare i vantaggi offerti dal mare. Adottando un approccio globale potremmo combinare la crescita economica con un’effettiva protezione dell’ambiente marino e una maggiore partecipazione dei soggetti interessati. Si tratta di un progetto in cui gli Stati membri, le regioni, le industrie, le ONG e l’opinione pubblica hanno tutto l’interesse a trovare la migliore via da seguire in futuro nei nostri rapporti con il mare".

Per approfondimenti clicca qui per visitare la pagina web della Commissione Ue dedicata agli affari marittimi.

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