AMBIENTE. Commissione baleniera internazionale, Giappone indebolisce la moratoria

Il Giappone è riuscita ad incrinare la moratoria alla caccia alle balene tramite un primo testo, all’apparenza innocuo e non vincolante a favore della caccia ai grandi cetacei. Inoltre ha trascinato nella votazione i paesi meno impegnati o comunque indifferenti all’argomento. E’ la denuncia del Wwf in occasione della 58ma Sessione dell’IWC (Commissione internazionale Baleniera) che si sta svolgendo nei Carabi, a St. Kitts e Nevis.

Il voto per la cosiddetta "Dichiarazione di St Kitts e Nevis", un testo non vincolante che tende a ‘normalizzare’ l’IWC, come voluto dal Giappone e i paesi ‘affiliati’, si traduce in un vero e proprio ‘passo indietro’ per la Commissione . Da oggi, infatti, ritorna ad avere lo stesso mandato originale del 1946, ovvero, di semplice regolamentazione della caccia alle balene senza alcuna istanza di conservazione dei cetacei, a dispetto dell’avanzamento della ricerca e nonostante le informazioni scientifiche ampiamente disponibili indichino come i cetacei siano in sofferenza ed in grave pericolo nell’intero pianeta. La dichiarazione infatti tenta di smontare i presupposti scientifici che hanno portato al bando della caccia alle balene nel 1986 e attacca le organizzazioni ambientaliste che si sono battute per anni al fine di mantenere salde le basi scientifiche in supporto a tale decisione.

"E’ la prima volta dopo decenni di riunioni che si verifica una maggioranza a favore della caccia alle balene – ha dichiarato Michele Candotti, Segretario generale del WWF Italia – Il fatto che la dichiarazione non parli direttamente ed esplicitamente dell’apertura della caccia alla balene ma si limiti a ridisegnare – in forma limitativa – il mandato dell’IWC corrisponde ad una strategia largamente anticipata e prevedibile, che mira ad indebolire la Commissione in vista della prossima riunione del 2007, nella quale il Giappone, prevedibilmente, andrà all’incasso. Il Giappone ha dalla sua forti interessi economici ed una chiara determinazione alla riapertura della caccia, ma si fa forte soprattutto di due fattori che giocano a favore: la mancanza d’azione di alcuni paesi determinanti che, nonostante la propria contrarietà, non hanno compreso l’urgenza del pericolo; e la fragilità negoziale di molti paesi in via di sviluppo, il cui voto è facilmente "acquistabile" tramite le strategie di aiuti allo sviluppo messe in atto dal Giappone in questi anni".

Molti dei paesi che si sono totalmente dissociati dalla Dichiarazione sono europei – continua il WWF – : tra i 17 membri dell’Unione Europea, solo la Danimarca ha infatti votato a favore. E la "sveglia" deve cominciare quindi proprio dall’Europa: sebbene la moratoria sulla caccia rimarrà in vigore poiché è necessaria una maggioranza di almeno tre quarti dei voti per ribaltare la situazione, il Giappone sta puntando ad allargare la base dei consensi pro-caccia in vista del 2007.

"In questo scenario l’Europa deve adottare con urgenza una duplice strategia: da un lato, consolidare il voto europeo; dall’altro, premere negozialmente con i paesi "indifferenti", facile preda del Giappone ma paradossalmente molto legati all’Europa da protocolli di cooperazione internazionale come, ad esempio, l’accordo di Cotonou con i paesi dell’Africa, dei Carabi e del Pacifico ACP- a continuato Candotti – Nel prossimo Consiglio dei Ministri dell’ambiente europei, previsto per giugno, ci attendiamo che la nostra delegazione italiana possa rendersi protagonista e richiedere con fermezza una chiara politica di contrasto alla riapertura della caccia alle balene, facendo leva proprio sui Paesi ACP".

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