AMBIENTE. Denuncia di Greenpeace: quasi vuoto il Santuario dei Cetacei

Un crollo verticale di balene, balenottere e stenelle nel Santuario dei Cetacei del Mar Ligure, che dovrebbe proteggerle ma è invece soggetto a inquinamento, traffico incontrollato di navi e attività di whale watching fatte in modo pericoloso. E così stenelle e balenottere potrebbero essere diminuite rispettivamente del 50% e del 75%, secondo i dati raccolti lo scorso agosto dalla nave Arctict Sunrise di Greenpeace. L’associazione chiede dunque che il Santuario sia sottoposto a una reale tutela e che si crei una Riserva Marina con divieto di pesca e di immissione di sostanze pericolose.

Il Santuario dei Cetacei nasce con un accordo tra Italia, Francia e Monaco che, in vigore dal 2002, protegge circa 87.000 kmq del Mar Ligure. E’ la principale area di alimentazione estiva della popolazione mediterranea della balenottera comune. I dati della "Operazione Cetacei", pubblicati nel 1992, indicavano la presenza di circa 900 balenottere comuni e tra 15 e 42.000 stenelle. Dai dati raccolti lo scorso agosto dall’Arctic Sunrise di Greenpeace, sembra che ci sia una riduzione di circa il 50 per cento delle stenelle (5-21.000 esemplari), mentre sono state avvistate solo un quarto delle balenottere "attese", troppo poco per poter stimare la popolazione. Fra le cause c’è, denuncia Greenpeace, il traffico incontrollato con traghetti che vanno a 70 km/h, l’inquinamento da batteri fecali in altura in due stazioni delle undici analizzate e attività di whale watching svolte con aerei e motoscafi.

"La diminuzione dei cetacei nel Santuario non ci sorprende – denunciano gli ambientalisti – Il Santuario è una scatola vuota senza regole e controlli. Eppure, si tratta di un precedente importante per la protezione del Mare, anche in acque internazionali, riconosciuto da tutti i Paesi del Mediterraneo riuniti nella Convenzione di Barcellona. Ma è un pessimo precedente. Nel Santuario non è stato fatto assolutamente nulla di specifico per prevenire ed eliminare progressivamente l’inquinamento (anzi, vi si vuole insediare la prima industria offshore: il rigassificatore di Livorno-Pisa), per limitare i rischi di collisione delle imbarcazioni con i cetacei e prevenire gli impatti dei rumori, per mettere un freno alla pesca illegale o per proteggere la fascia costiera".

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