AMBIENTE. Dl sviluppo, appello di Legambiente: difendiamo il paesaggio italiano

Legambiente lancia un appello al Senato affinché stralci alcune parti del Decreto Sviluppo che sarà discusso dall’Aula nei prossimi giorni per l’approvazione definitiva. A preoccupare Legambiente è soprattutto l’introduzione del silenzio assenso per qualsiasi intervento edilizio nelle città italiane, anche per quelle che fino ad oggi sono soggette ad un permesso di costruire. Si è passati dalla Dia alla successiva ulteriore semplificazione con la Scia; ora si vuole introdurre il silenzio assenso.

"E’ pericolosissimo allargare il silenzio assenso ad ogni situazione edilizia – avverte Legambiente – perché sono troppe le situazioni di Comuni ancora senza piani regolatori di nuova generazione o provviste di regolamentazione con indicazioni generiche, perché il rischio è di trasformare il territorio in un coacervo di interventi privi di un disegno organico, che aggraverà il rischio idrogeologico, oltre ad allargare le maglie all’abusivismo in molte aree del Paese senza dare alcuna risposta alla domanda di certezze che viene da cittadini, progettisti e imprese".

Ma ancora più gravi sono le diverse modifiche previste al Codice dei beni culturali e del Paesaggio. La prima riguarda l’estensione da 50 a 70 anni della soglia temporale per la quale è possibile sottoporre il patrimonio immobiliare pubblico o di enti no profit, compresi quelli religiosi, ad accertamenti per verificarne il grado di interesse culturale. Le ragioni di tale elevazione sono esplicitate dalla Legge: si vuole accelerare le procedure per realizzare le opere pubbliche e dare massima attuazione al federalismo demaniale. In pratica evitando problemi nel trasferimento o trasformazione dei beni dovuti alla presenza di un vincolo o alla possibilità che il Ministero dei Beni culturali possa in qualche modo intervenire.

La seconda modifica è quella che abolisce un obbligo previsto sin dai tempi della Legge Bottai (la 1089/1939) per cui doveva essere informato il Ministero di qualsiasi trasferimento della proprietà dei beni vincolati. In pratica l’amministrazione non avrà più alcuna informazione su chi ha materialmente disponibilità di un bene vincolato, e quindi è responsabile del rispetto delle regole di corretta conservazione dello stesso.

Infine la terza modifica riguarda il parere che il Soprintendente è chiamato a dare per gli interventi da attuarsi in aree sottoposte a vincolo paesaggistico, che passerà da vincolante ad obbligatorio con silenzio-assenso dopo 90 giorni dalla ricezione del progetto, una volta che le Regioni abbiano provveduto a rivedere, d’intesa con le Soprintendenze, le loro pianificazioni paesistiche per adeguarle alle nuove prescrizioni dettate dal Codice in materia.

Secondo Legambiente anche i provvedimenti che vorrebbero spingere la riqualificazione urbana, risultano pericolosi e deludenti rispetto a una prospettiva così importante nel nostro Paese. Sono infatti riproposte misure che hanno già dimostrato tutta la loro inefficacia con il fallimento del cosiddetto "piano casa" varato dal Governo nel 2009, quale che sia il modo in cui sono state recepite dalle Regioni, trattandosi di materia di loro competenza. Le misure di incentivazione volumetrica vengono riproposte allargandole ad ogni funzione, non solo quella residenziale, ma al di fuori di qualsiasi pianificazione comunale se da realizzarsi in aree urbane degradate con deroghe che non fanno che aggrovigliare ulteriormente la giungla normativa e rischiano di ostacolare piuttosto che favorire gli interventi auspicati.

Legambiente chiede di aprire quanto prima un confronto sulla riqualificazione del patrimonio edilizio e delle città italiane che coinvolga Regioni e Comuni, e i diversi interlocutori indispensabili a individuare la strada più efficace per uscire dalla gravissima crisi del settore delle costruzioni nel nostro Paese. Siamo pronti a fornire il nostro contributo, perché convinti che oggi si debba promuovere una profonda innovazione che abbia al centro gli obiettivi che riguardano il clima e la riduzione dei consumi energetici nelle abitazioni – come ci impongono le direttive europee – e la messa in sicurezza statica degli edifici, come purtroppo ci ricordano periodicamente le vicende che si susseguono nel territorio italiano. E che in questa prospettiva sia necessario da un lato dare certezze per la tutela del patrimonio paesaggistico italiano e dall’altro muovere finalmente verso una diffusa rigenerazione delle aree urbane che riesca a restituire condizioni di vivibilità e sostenibilità, innestando nuova qualità e bellezza attraverso l’architettura.

 

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