AMBIENTE. Domani il G8. Manca accordo su nucleare, ambientalisti scrivono a Prodi

Inizia domani, 15 luglio, a San Pietroburgo, il G8, il primo presieduto dalla Russia. Come ogni anno, i capi di Stato e di governo degli otto Paesi più industrializzati si riuniscono per affrontare i temi più caldi del momento, confrontarsi sui mali che attanagliano il pianeta e indicare una via comune per lo sviluppo. Al centro dell’agenda del summit, ancora una volta, ci saranno soprattutto le crisi internazionali, ma all’ordine del giorno ci sono anche sicurezza energetica, lotta alle malattie infettive e istruzione.

La bozza della dichiarazione del G8 esprime la mancanza di accordo tra i Paesi sul nucleare, ma poi contiene esclusivamente i punti che giustificano il rilancio dell’energia dell’atomo, senza tener conto in alcun modo le posizioni dei Paesi contrari all’impiego di questa fonte energetica, come Germania e Italia.

Per questa ragione, Greenpeace, Wwf e Legambiente chiedono al Presidente Prodi di far introdurre in modo esplicito le motivazioni alla base del dissenso e in una lettera aperta inviata al presidente del consiglio, le associazioni chiedono che si tengano presenti le seguenti considerazioni:
a. non esiste ancora una tecnologia intrinsecamente sicura e che per affermazione degli stessi proponenti, la "generazione IV" non sarà industrialmente matura prima del 2030;
b. non esiste ancora un ciclo del combustibile nucleare che sia intrinsecamente non-proliferativo; in tal senso è necessario modificare l’obiettivo istituzionale della IAEA perché promuovere l’uso pacifico del nucleare e impedire la proliferazione atomica sono obiettivi in aperta contraddizione
tra loro;
c. le politiche di rilancio del nucleare, nei Paesi che le promuovono, sono basate su massicci aiuti di stato: questo non è accettabile dopo 60 anni di investimenti pubblici in ricerca e sviluppo;
d. il tema della gestione di lungo termine delle scorie nucleari non è stato ancora risolto in nessuno dei Paesi che hanno sviluppato questa tecnologia
e. la fonte nucleare è molto limitata dal punto di vista delle risorse di uranio estraibili a costi calcolabili, questa scelta finisce col creare dunque più problemi di quelli che pretende di risolvere

 

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