AMBIENTE. Domani in piazza per fermare il carbone

Un appello a de-carbonizzare l’Italia. E’ quello lanciato dalla mobilitazione "Fermiamo il carbone", che domani farà scendere in piazza migliaia di cittadini al fianco di associazioni ambientaliste e della società civile. Di fronte ad un Governo che, dopo il referendum sul nucleare, continua a non dare chiari indirizzi sulle scelte energetiche, non seguendo neanche la strategia europea.

Per questo domani 29 ottobre, le 35 associazioni della coalizione Fermiamo il carbone organizzano una manifestazione nel Polesine ad Adria contro la riconversione di Porto Tolle e contro l’uso del carbone, che inquina, minaccia gravemente la salute dei cittadini e costringe i lavoratori del comparto energetico a un futuro fatto solo di precarietà. Le associazioni chiedono che l’Enel si muova nel pieno rispetto della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.

"Come stabilito dalla normativa nazionale e comunitaria, e confermato da una sentenza del Consiglio di Stato". Un impegno che le associazioni chiedono al Ministero di rispettare entro il prossimo 31 ottobre, ovvero prima della scadenza dei 90 giorni indicata dallo stesso Ministero in una lettera del 3 agosto scorso della Direzione generale per le Valutazioni ambientali. Le associazioni temono che "il Ministero non voglia rinnovare la procedura di VIA nella sua integrità", e chiedono "che per l’impianto siano valutate le alternative energetiche esistenti: il gas e le energie rinnovabili. E che siano garantite l’informazione e la partecipazione dei cittadini".

Gli ambientalisti fanno riferimento anche alle perizie tecniche compiute nell’ambito del processo penale in corso presso il Tribunale di Rovigo per i danni alla salute provocati dall’impianto attuale. E alle "grandi lacune" della Valutazione di incidenza, imposta dalla Direttiva comunitaria Habitat trattandosi in un’area che ospita siti e zone di protezione speciale e i parchi regionali del Delta del Po.

Il WWF si è rivolto direttamente alle Regioni più interessate perché facciano la propria parte nel de-carbonizzare l’Italia, come richiesto dalla strategia europea. Nella Lettera Aperta inviata questa mattina ai Governatori delle Regioni Calabria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, Veneto (interessate dalla riconversione a carbone o dal potenziamento di centrali esistenti, dalla presenza di centrali sul proprio territorio o dalla costruzione di nuove) il WWF ricorda che l’Unione Europea ha fissato 3 obiettivi obbligatori, che impegnano anche l’Italia a ridurre le emissioni dei gas climalteranti al 2020 (meno 20% rispetto ai livelli del 1990), ad incrementare la percentuale di energia derivante dalle fonti rinnovabili (più 20%) ed a ridurre i consumi e gli sprechi attraverso un miglioramento dell’efficienza energetica e dell’innovazione tecnologica.

Il WWF, inoltre, ricorda alle Regioni almeno 4 buoni motivi per de-carbonizzare l’Italia:

  1. la migliore tecnologia a carbone (impropriamente detto "pulito") emette livelli di anidride solforosa, malgrado la presenza di desolforatori, ben 140 volte superiori a quelli emessi da un impianto a ciclo combinato a gas;
  2. le emissioni di polveri fini (PM) risultano ben 71 volte superiori rispetto a quelle di impianti a gas, anche con l’introduzione di filtri a manica;
  3. la combustione del carbone costituisce una delle principali cause di inquinamento da Mercurio, che entrando nella catena alimentare crea gravi danni alla salute umana, e rilascia anche altre svariate decine di sostanze tossiche inquinanti, tra cui Arsenico, Cromo e Cadmio, che sono anch’esse causa di gravi patologie;
  4. le emissioni di carbonio di una centrale a carbone "pulito" sono praticamente doppie rispetto a quelle di una centrale a ciclo combinato a gas.

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