AMBIENTE. E’ Taranto la città più inquinata da emissioni industriali. Rapporto di PeaceLink

E’ Taranto la città più inquinata d’Italia. Lo evidenzia una mappa dell’Italia inquinata dalle ciminiere, elaborata da PeaceLink. L’associazione ha scelto un "paniere" di agenti inquinanti, considerati cancerogeni, mutageni, teratogeni e neurotossici, tra le emissioni del registro INES (Inventario Nazionale Emissioni e loro Sorgenti). Diossine, mercurio, benzene, IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), piombo, arsenico e altre sostanze pericolose, che spesso sfuggono alle misurazioni delle centraline urbane di monitoraggio.

Dalle informazioni sulle emissioni in aria e in acqua di questi inquinanti provenienti dai principali settori produttivi e da grossi stabilimenti presenti sul territorio italiano, PeaceLink ha elaborato un macro-indicatore statistico. Tale indicatore, studiato appositamente per rendere omogenee le grandezze da sommare (modificazione da valori assoluti a lavori relativi), ha consentito di elaborare una graduatoria.

Con il suo macro-indicatore statistico, Taranto ha raggiunto ben 528 punti, sommando il 92% di emissioni di diossine e furani in aria, il 57,2% del mercurio in aria, il 34,3% del mercurio in acqua, il 95,8% di IPA in aria, ecc. ecc. Le città che seguono prendono un grande distacco da Taranto. Al secondo posto troviamo Livorno con 101 punti, in buona parte frutto delle emissioni in acqua di arsenico (2930 chili all’anno) e piombo (5945 chili all’anno). Al terzo c’è Nuoro nella cui provincia c’è Ottana (con la sua industria petrolchimica e la produzione di fibre tessili sintetiche) e il comune di Siniscola con il suo cementificio. Al quarto posto di posiziona Venezia, già nota per gli storici processi per inquinamento promossi dal giudice Felice Casson. Al quinto posto troviamo Caltanissetta per via delle emissioni della zona industriale Gela. Trieste, al sesto posto, si distingue per il mercurio in acqua (489 chili all’anno) e, sempre in acqua, per il piombo scaricato: ben 1168 chili annui.

Che fare per migliorare la situazione? Una proposta di intervento è quella di intervenire nelle AIA, le autorizzazioni integrate ambientali in discussione al Ministero dell’Ambiente e presso le Regioni.

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