AMBIENTE. Emergenza siccità, Aduc e Cittadinanzattiva: “Lo spreco principale è nell’agricoltura”

Anche quest’anno è allarme siccità. E anche in tale occasione si ripetono gli inviti all’intera collettività per risparmiare le risorse idriche del Paese. La causa, secondo Aduc e Cittadinanzattiva, è costituita soprattutto dagli sprechi nel settore agricolo (che consuma il 70% del patrimonio idrico nazionale) ed, in misura minore, dall’industria e dalla Pubblica Amministrazione. A pagarne le conseguenze sono i consumatori, con rincari in bolletta del +28% da gennaio 2000 ad oggi.

"Ciclicamente – dichiara Primo Mastrantoni, segretario Aduc – viene lanciato l’allarme per la siccità incombente. Ciclicamente c’è l’allarme energia. Ciclicamente vengono promossi convegni sull’acqua. Ciclicamente i nostri governanti chiedono lo stato di crisi. Dal 1950 ai giorni nostri la percentuale di precipitazioni è diminuita del 13%, ma nessuno fa alcunchè, salvo lanciare allarmi o inviti alle famiglie per il risparmio dell’acqua, che serve a poco perchè l’agricoltura assorbe il 70% dei prelievi idrici, l’industria il 20%, gli usi domestici e altri solo il 10%".

"Gli attuali sistemi di produzione agricola – sottolinea l’Aduc – perdono il 40% di quello che prelevano; per gli altri usi, il 50% dell’acqua si spreca per le perdite dei sistemi di trasporto e distribuzione (2,5 miliardi di euro). Dunque il problema principale sta nel settore agricolo e non in quello delle famiglie. E’ chiaro, quindi, che si dovranno incentivare sistemi diversi di irrigazione, come, per esempio, quello a goccia invece che quella a pioggia e per gli usi industriali si potrebbe riciclare l’acqua depurata, oltrechè risistemare gli acquedotti. Ma per fare tutto ciò occorrono interventi finanziari a meno che non si vogliano proibire certe forme di utilizzo dell’acqua con un decreto legge. Insomma, dopo tante chiacchiere, i nostri governanti non riescono a programmare un serio intervento. Ieri ed oggi".

"L’allarme siccità – dichiara il vice segretario generale di Cittadinanzattiva, Giustino Trincia – non è che il conto da pagare a gravissimi ritardi accumulati negli anni e ad inascoltati appelli sui livelli di sprechi delle risorse idriche. È ora di intraprendere una decisa lotta agli sprechi partendo da dove si registrano le più marcate inefficienze, vale a dire settore agricolo, comparto industriale e Pubblica Amministrazione". "Per contrastare l’emergenza idrica – aggiunge Trincia – anche ogni cittadino è chiamato a fare la sua parte, superando la logica del "non mi riguarda" ed adottando piccoli gesti quotidiani per un uso responsabile e razionale delle risorse idriche".

"Al ritardo accumulato per decenni, – continua Trincia – in nome della difesa delle poltrone di migliaia di enti inutili, con la conseguenza di un servizio idrico in molte parti a pezzi e una rete idrica colabrodo, si unisce la beffa di bollette di consumo incomprensibili e di tariffe sempre crescenti: +28% le bollette dell’acqua da gennaio 2000 ad oggi, con marcate disparità di costo dell’acqua tra province di una stessa Regione e una babele di balzelli e canoni ad alleggerire le tasche dei consumatori". "Per ripensare completamente il servizio idrico nel nostro Paese – conclude il rappresentante di Cittadinanzattiva – occorre che il piano irriguo nazionale, proposto dal Ministero delle Politiche agricole, si fondi sulla logica dell’interesse generale e non su quella delle poltrone".

 

 

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