AMBIENTE. Emergenza siccità, ecco la classifica delle città più sprecone

In Italia si perde nel nulla tra il 30 ed il 40% dell’acqua immessa nella rete idrica. Nella classifica delle città più sprecone il primo posto è occupato dalla città di Cosenza, con il 70% della perdita idrica. Sul podio anche Latina e Campobasso, rispettivamente con il 66 ed il 65% dell’acqua dispersa fra le condutture. Seguono Pescara (61%), Vibo Valentia (60%), Rieti (50%) e Bari (57%). Lo denuncia il rapporto Ecosistema Urbano 2007 di Legambiente, secondo cui il problema riguarda in prevalenza le regioni meridionali.

Causa principale dell’emergenza siccità è costituita dai consumi agricoli e industriali, "che – denuncia Legambiente – occorre riorganizzare, razionalizzare e ridurre. Così come è indispensabile affrontare il problema delle perdite di rete che riguarda buona parte delle città italiane". Il 44% degli 89 comuni presi in considerazione dallo studio perde oltre il 30% dell’acqua immessa nella rete. Il caso più emblematico è quello di Agrigento, che "ha una disponibilità idrica – evidenzia l’associazione – superiore alla media nazionale, ma dove l’acqua viene tutt’oggi erogata ogni 4-10 giorni in relazione al periodo dell’anno e alla zona della città. E’ evidente che il problema è legato alla fatiscenza e alla irrazionalità della rete, fatta di condotte vecchie e realizzate per pezzi nel corso dei decenni, non un circuito chiuso come sarebbe normale, ma serbatoi completamente isolati. Ma anziché investire su una rete colabrodo, il Commissario regionale all’emergenza idrica ha pensato bene di costruire un dissalatore che aumenta la dotazione d’acqua della città di un altro 30%, acqua che ovviamente finisce nella suddetta disastrata rete cittadina. Dulcis in fundo gli agrigentini comprano l’acqua per cucinare, 10 litri di acqua potabilizzata a 1euro nei "negozi specializzati" sparsi per la città. Il paradosso di Gela non è meno significativo: l’acqua potabile del lago va allo stabilimento dell’Eni, mentre ai cittadini viene distribuita quella erogata dal dissalatore".

Fra le grandi città il posto d’onore per lo spreco idrico è occupato da Palermo, che perde il 47% della dotazione d’acqua. Segue un altro centro siciliano, ossia Catania (42%), poi Napoli (38%) e Roma (35%). Migliore la situazione di Milano, con il 10% delle perdite. "Il consumo giornaliero di acqua potabile in Italia – dichiara Legambiente – è di circa 200 litri a testa (dai 106 di Ascoli Piceno ai 360 di Milano). Molto di più di quella che ci serve davvero. E’ acqua che è stata prelevata da pompe, talvolta trattata in impianti, analizzata in laboratori sofisticati, distribuita in tutte le nostre case e che, infine, dovrà essere depurata prima di venire restituita ai fiumi o al mare. Sprecare questo bene prezioso è più facile di quel che si creda: un rubinetto che perde una goccia ogni 5 secondi, a fine anno ne ha buttati 2 mila litri. Se poi a perdere è il rubinetto dell’acqua calda, è come se avessimo sprecato anche una decina di metri cubi di metano".

 

 

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