AMBIENTE. Emergenza siccità, Coldiretti: “A giugno piante a rischio morte”

Con la forte ondata di calore prevista per giugno le principali coltivazioni agricole come granoturco, pomodoro e verdura rischiano di morire con un crollo delle produzioni, in assenza di una adeguata disponibilità di acqua. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base delle previsioni elaborate dalla protezione civile nel sottolineare che il mese di giugno è quello più importante per lo sviluppo delle colture come la frutta indispensabile per affrontare con una corretta alimentazione gli effetti del caldo torrido.

Nel bacino del Po maggiormente interessato dall’emergenza idrica si coltiva il 70 per cento delle pere italiane, il 50 per cento dei kiwi e delle pesche, il 30 per cento delle albicocche e dei meloni, il 20 per cento delle ciliegie e il 30 per cento dell’insalata. Ma anche la metà del pomodoro da conserva Made in Italy per un totale di 22 milioni di quintali, la quasi la totalità del riso italiano per una superficie di oltre 200mila ettari, quasi 80mila ettari di barbabietola da zucchero e il granoturco necessario all’alimentazione di oltre 4,1 milioni di mucche che producono il latte per i più importanti formaggi italiani come Grana Padano, Parmigiano Reggiano e Provolone e anche per gli oltre 5,2 milioni di maiali dai quali si ottengono la gran parte dei prosciutti di Parma e San Daniele.

La responsabilità nel garantire alle campagne l’acqua indispensabile per non far morire il territorio e il Made in Italy alimentare sarà accompagnata – ha affermato il Presidente della Coldiretti Sergio Marini dal concreto impegno degli imprenditori agricoli per la gestione e il risparmio idrico. Siamo impegnati – ha precisato – per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno esigenti come dimostra il fatto che la quota di acqua utilizzata dall’agricoltura in Italia è quasi la metà della media mondiale. Occorre – ha sottolineato il presidente della Coldiretti – evitare il rischio concreto che nelle campagne si ripeta il disastro del 2003 quando per effetto congiunto del maltempo e della siccità si sono superati i 5 miliardi di euro di danni all’agricoltura con gravi difficoltà per le imprese del settore e ricadute su occupazione ed economia. Siamo pronti a fare la nostra parte – ha concluso Marini – ma non deve essere dimenticato che la risorsa idrica è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio, dell’ambiente e la competitività del Made in Italy alimentare.

 

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