AMBIENTE. Emergenza siccità, proposte di Legambiente per risparmiare acqua

L’Italia si sta trasformando in una terra arida. Secondo i dati raccolti dalla Protezione Civile, i cambiamenti climatici stanno producendo sul nostro territorio conseguenze drammatiche, quali la riduzione dei ghiacciai, il prosciugamento dei fiumi ed i rischio desertificazione. Per arginare il fenomeno occorre puntare su un uso più razionale delle risorse idriche, soprattutto nei settori chiave come l’agricoltura e, in parte minore, l’industria. Nel Libro Bianco sull’emergenza idrica in Italia, Legambiente ha raccolto dati ed ha stilato una serie di proposte per risolvere il problema.

Fra i maggiori imputati dello spreco d’acqua c’è l’agricoltura, che da sola consuma 20 miliardi di metri cubi all’anno, pari al 49% del totale disponibile. Al secondo posto l’industria, che usa il 21% delle risorse idriche, poi gli utilizzi civili (19%), infine il settore energetico, che tra produzione idroelettrica e raffreddamento delle centrali arriva all’11%."L’emergenza che ci sta colpendo – afferma Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente – deve tradursi in un’opportunità imperdibile per tutti i soggetti interessati, mondo dell’agricoltura e dell’industria in prima fila, che devono stringere un’alleanza strategica per affrontare e risolvere il problema. Non è più possibile rimandare oltre quella profonda e necessaria riforma degli usi idrici che, riducendo i consumi e tagliando gli sprechi, possa garantire, anche in casi di prolungata siccità, una disponibilità di acqua sufficiente ad evitare di mettere in ginocchio pezzi importanti della nostra economia".

Le coltivazioni, oltre ad assorbire molta acqua, sono anche accusate di restituine meno all’ambiente (50%), rispetto all’utilizzo civile ed industriale (90%). "La grave scarsità idrica – spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. è una realtà del tutto nuova specialmente nelle regioni del Nord Italia dove si era abituati a disporre di una risorsa pressoché illimitata, alimentata dalla stabilità delle stagioni piovose, dalle abbondanti nevicate, dalla ricchezza dei ghiacciai e dalla conseguente portata dei fiumi. Adesso l’agricoltura e l’industria si trovano a essere nello stesso tempo colpevoli e vittime, ecco perché proprio loro devono attivarsi, magari rinunciando a qualcosa, con la consapevolezza che non sarà uno sforzo vano, ma un contributo alla collettività e soprattutto alle loro produzioni ".

Altro fattore negativo, che incide sull’enorme quantità di spreco idrico, è dato dal costo basso dell’acqua. "In media – dichiara Legambiente – i cittadini italiani pagano 52 centesimi di euro al metro cubo, la metà della media europea, ma sempre più del prezzo stracciato fatto agli agricoltori che spendono fino a 100 volte meno. E solo in pochi casi vengono fatturati i reali consumi agricoli: su 190 consorzi di bonifica, meno di 10 li contabilizzano, mentre tutti gli altri fanno pagare agli agricoltori un forfait annuo sulla base della tipologia di colture e degli ettari. Un sistema che non incentiva certo un consumo sostenibile improntato sul risparmio". "Ma su questo punto – prosegue l’associazione – i colpevoli sono molti di più. Ci sono gli imbottigliatori di minerale che sborsano cifre irrisorie per le concessioni delle fonti e realizzano profitti miracolosi dalla vendita (se l’acqua del rubinetto costa 52 centesimi al metro cubo, al supermercato arriva a 516 euro a fronte di un prezzo per le aziende spesso inferiore al centesimo); la rete idrica nazionale ridotta a colabrodo che lascia per strada il 40% dell’acqua immessa (il primato è di Cosenza con il 70%); progetti e investimenti irrazionali come il nuovo dissalatore di Agrigento che aumenta di 100 litri/ab/g la dotazione cittadina (già oltre la media dei consumi) mettendo altra acqua in una rete le cui condotte perdono da tutte le parti (54%) e dove l’acqua per cucinare si continua a comprare extra nei negozi specializzati.

Questi i consigli di Legambiente per risparmiare acqua:

  • Ripensare subito il sistema di irrigazione dei terreni agricoli, sostituendo il metodo oggi più diffuso ad aspersione o a pioggia con quelli più razionale di microirrigazione e a goccia che possono garantire almeno il 50% di risparmio idrico.
  • Rivedere il sistema di tariffazione degli usi dell’acqua.
  • Prevedere nella prossima finanziaria o nei fondi strutturali in via di definizione le risorse economiche per una grande opera nazionale di ammodernamento degli acquedotti e di razionalizzazione delle reti di distribuzione cittadine.
  • Per ridurre gli sprechi, praticare seriamente il riuso delle acque reflue depurate nell’industria e in agricoltura, modificando come precondizione alcune parti del decreto del Ministero dell’Ambiente n.185/2003, a partire dai limiti della carica batterica molto più restrittivi delle previsioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.
  • Potenziare il controllo preventivo degli enti locali e quello repressivo delle forze dell’ordine contro i prelievi abusivi di acqua dalle aste dei fiumi e dalle falde.
  • Incentivare l’uso dei "sistemi duali" negli usi civili per recuperare le acque piovane e per riutilizzare le acque grigie depurate per gli usi domestici meno nobili, come gli scarichi dei wc.

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