AMBIENTE. Emissioni CO2, Commissione Ue valuta piani nazionali. Il commento del WWF

La Commissione europea ha valutato i piani nazionali di assegnazione (PNA) delle emissioni di Co2 di dieci paesi membri (Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Regno Unito, Slovacchia e Svezia). In particolare, l’esecutivo Ue ha ridotto le emissioni allocate di circa il 7% rispetto ai piani nazionali proposti e rispetto alle emissioni del 2005.

La decisione – ha detto il commissario per l’ambiente Stravos Dimas – costituisce un forte segnale dell’impegno dell’Europa per la realizzazione degli obiettivi di Kyoto e per fare del sistema europeo di scambio delle quote di emissione un successo. La Commissione ha valutato i piani in maniera coerente in modo da garantire un uguale trattamento a tutti gli Stati membri, e creare sul mercato europeo di CO2 le condizioni di scarsità indispensabili. Gli stessi criteri saranno applicati anche agli altri piani".

I PNA determinano per ogni Stato membro il "tetto", cioè il limite massimo del totale delle emissioni di CO2 che gli impianti industriali collocati sul proprio territorio nazionale e inseriti nel sistema ETS possono emettere. I piani indicano inoltre le quote di emissione assegnate a ciascun impianto.

La Commissione ha chiesto di apportare alcuni cambiamenti ai dieci piani esaminati, in particolare: il "tetto" per il periodo 2008-20012 non sembra conforme con gli obiettivi degli Stati membri fissati nel protocollo di Kyoto; il totale delle quote proposte non sembra conforme al volume di emissioni previste e al potenziale tecnologico di riduzione delle emissioni; il limite proposto per l’utilizzazione da parte delle imprese dei crediti derivanti dai progetti di riduzione delle emissioni in paesi terzi previste dai "meccanismi di flessibilità" del protocollo di Kyoto, non sembra coerente con la norma che stabilisce che l’uso di questi meccanismi dovrebbe essere integrativo delle azioni nazionali.

Per il WWF la decisione di Bruxelles "E’ un passo nella giusta direzione -ha commentato Michele Candotti, segretario generale dell’associazione – I tagli significativi delle emissioni di anidride carbonica servono primariamente per affrontare l’emergenza posta dai cambiamenti climatici, mediante il perseguimento deciso degli obiettivi del Protocollo di Kyoto ed il consolidamento dei nuovi meccanismi di mercato, che devono poter funzionare efficacemente ed avere una chiara prospettiva di lungo termine. Premiare i grandi inquinatori vuol dire minare la credibilità della politica europea sul clima, disincentivare le tecnologie meno impattanti e non dare un futuro al mercato emergente delle emissioni. La decisione presa dalla Commissione è, indirettamente, anche un monito nei confronti dell’Italia, verso la quale è stata aperta la procedura di infrazione: l’Italia non ha infatti ancora approvato il piano di allocazioni nazionale – NAP, il cui «tetto», stabilito da un accordo tra Ministero dell’Ambiente e Ministero dello Sviluppo economico, è tuttora oggetto di contenzioso all’interno del governo.

"E’ difficile comprendere – ha aggiunto – come un esecutivo presieduto dall’ex Presidente della Commissione, che varò all’epoca proprio l’attuale Sistema Europeo di scambio delle emissioni, non dia un segnale decisivo e tempestivo di allineamento dell’Italia ai principi della direttiva europea e, di fatto, rinunci a sedersi al principale tavolo di confronto europeo sulle emissioni. E a questo proposito è importante evidenziare come la decisione odierna della Commissione sbarri, di fatto, la strada alle richieste di deroga che provengono da una parte del mondo industriale: la Commissione ha infatti spazzato via molti degli alibi comunemente addotti quale ‘ragione’ per non operare seriamente, cioè la sovrallocazione di quote di emissione da parte degli altri Paesi. Non ci sono più scuse, il NAP va approvato e deve essere una partita giocata seriamente e senza più dubbi. A cominciare dai settori più avanzati dell’industria".

Comments are closed.