AMBIENTE. Emissioni CO2, ambientalisti: “Urgente ultimare il Piano Nazionale”

Le associazioni ambientaliste lanciano l’allarme: non è ancora stato ultimato il Piano Nazionale di assegnazione delle quote di emissioni di Co2, nonostante il richiamo della Commissione europea del 13 ottobre e l’apertura di una procedura d’infrazione per il nostro Paese. Legambiente, Greenpeace e Wwf hanno quindi deciso di scrivere al Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecorano Scanio per denunciare l’urgenza del provvedimento, al fine di un serio impegno dell’Italia nella riduzione dei gas inquinanti.

"Le associazioni ambientaliste – si legge nel comunicato – chiedono che le quote vengano assegnate premiando gli operatori che si orientano verso tecnologie maggiormente efficaci nella riduzione dei gas serra; il Piano di assegnazione deve essere ultimato nel segno della trasparenza e al minor costo possibile per il Paese evitando allocazioni di favore per specifiche imprese o singoli impianti, sia nell’allocazione alle installazioni esistenti sia nella gestione della riserva che nelle regole di chiusura d’impianto e di assegnazione delle 6Mt tramite asta. I principi della direttiva europea Emission Trading per il Piano Nazionale di Assegnazione sono stati oggi ribaditi in una lettera inviata da WWF, Legambiente e Greenpeace al Ministro per lo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, e al Ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio".

La proposta degli ambientalisti consiste nell’assegnare le quote di emissione in base al principio della concorrenza nei settori regolati, in particolare nel settore elettrico, premiando gli operatori che orientano le proprie attività ed investimenti nelle tecnologie maggiormente efficaci nella riduzione dei gas serra. "Il principio che meglio persegue la garanzia di concorrenza e l’efficacia ambientale – dichiarano le tre associazioni – è l’adozione di un benchmark unico per prodotto non differenziato per tecnologia e per combustibile. Tale principio è ineludibile nella gestione della riserva. Impianti nuovi che optino per tecnologie e combustibili inefficienti nel rispetto degli impegni di Kyoto non devono beneficiare di un’assegnazione gratuita per tutta la quota di produzione. La partecipazione all’assegnazione tramite asta di 6Mt di quote di emissione deve essere allargata al maggior numero possibile di operatori per evitare condizionamenti ed accordi preventivi sugli esiti dell’asta. A tale proposito è indispensabile che l’accesso all’asta sia garantito sia agli impianti esistenti che ai nuovi entranti. Le quote devono essere assegnate in maniera trasparente e nell’ottica di favorire la diminuzione delle emissioni climalteranti dei settori interessati al minor costo possibile per il Paese".

"WWF, Legambiente e Greenpeace infine, si esprimono contro una sotto-allocazione agli impianti che beneficiano delle convenzioni in CIP6, in grado di trasferire nella tariffa elettrica, attraverso la componente A3, qualsiasi costo addizionale successivamente introdotto.Tale operazione, che avrebbe il fine di ricavare quote da distribuire agli altri impianti termoelettrici determinerebbe un trasferimento diretto dei costi della direttiva sui consumatori finali con un aggravio diretto nella bolletta elettrica senza alcun beneficio in termini ambientali per il Paese. Il CIP6 non deve ancora una volta essere usato come camera di compensazione delle incapacità nazionali in politica energetica a danno dei consumatori e dell’ambiente".

 

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