AMBIENTE. Emissioni Co2, Cia: “L’agricoltura può aiutare ad abbattere effetto-serra”

Fonti rinnovabili, produzione biologica e forestazione. Sono i punti forti dell'agricoltura per contribuire a contrastare i mutamenti climatici provocati dall'uomo. L'impegno del modo agricolo può, secondo la Cia Confederazione italiana agricoltori, fornire un rilevante apporto alla riduzione dell'effetto serra, grazie alla diffusione del biologico, delle biomasse e alla valorizzazione dell'ambiente. Serve ora un Piano di sviluppo delle rinnovabili in agricoltura.

 

Secondo la Confederazione l’agricoltura italiana, se rispettosa dell'ambiente, può ridurre le sue emissioni in atmosfera e contribuire ad assorbire la CO2 prodotta da altri settori produttivi. La soluzione è fornita dalla diffusione delle colture biologiche che, riducendo l’uso dei fertilizzanti e pesticidi chimici, abbatte le emissioni dal 10 al 50%, dalla diminuzione delle lavorazioni superficiali del terreno, dalla fornitura di biomassa per l'energia in sostituzione delle fonti fossili.

 

La Cia ricorda il recente accordo quadro di filiera firmato presso il ministero delle Politiche agricole per produrre 70.000 tonnellate di biodiesel da 70.000 ettari coltivati a colza e girasole e la Finanziaria 2007 che ha impostato un programma organico per la utilizzazione dei biocarburanti e sembra volere finalmente destinare gli interventi unicamente alle fonti rinnovabili, escludendo quelle impropriamente assimilate alle rinnovabili che hanno sottratto sino ad oggi una grande porzione dei finanziamenti.

 

Per rispettare gli obblighi imposti dal Protocollo di Kyoto, la Cia ritiene "urgente la predisposizione di un vero Piano di sviluppo delle energie rinnovabili in agricoltura che preveda finanziamenti a quei produttori agricoli che possano produrre bioenergie o partecipare alla gestione di impianti di microcogenerazione da 1 e 2 megawatt. Ciò, oltretutto, darebbe uno sbocco significativo alla multifunzionalità come nuova opportunità del settore primario". "Tuttavia, – precisa la Confederazione – la complessità della materia e la sua stretta interconnessione con altre problematiche (desertificazione, effetto serra, penuria idrica, salvaguardia della biodiversità, diffusione degli incendi) impongono preliminarmente, a giudizio della Cia, un approfondimento, che, tra l’altro, faccia un bilancio tra i costi degli interventi del Piano complessivo e i costi ambientali che il Paese sarebbe costretto ad affrontare per il suo disimpegno in questo campo".

 

"Da tempo la Cia – ribadiscono gli agricoltori – sostiene e si batte perché sia riconosciuto il ruolo essenziale (già assunto dalla Convenzione Onu sui cambiamenti climatici e dal Protocollo di Kyoto) che possono avere le modalità di gestione dei suoli agricoli e delle foreste nelle strategie di mitigazione dell’effetto serra, primo responsabile dell’aumento medio della temperatura atmosferica. Rivendicazione, sempre più largamente supportata da autorevoli studi e ricerche scientifiche, che assume maggiore consistenza all’indomani della recente comunicazione della Commissione europea al Consiglio in materia energetica, che fissa l’obiettivo di coprire entro il 2020 almeno il 20 per cento del fabbisogno dell’Ue con le energie rinnovabili e il 10 per cento del consumo nei trasporti con i biocarburanti".

 

"Un’imposizione – conclude la Cia – che deve valere e può essere proficua in modo particolare nella situazione italiana, nella quale, da una parte si registra negli ultimi anni addirittura una diminuzione percentuale della porzione di fabbisogno energetico coperto dalle fonti rinnovabili, con conseguente aumento delle emissioni e, dall’altra -fa notare la Cia- dal fatto che un possibile aumento medio della temperatura penalizzerebbe maggiormente i nostri agricoltori piuttosto che quelli dei paesi dell’Europa continentale sia per il rischio di un maggiore sviluppo di parassiti, sia per la modifica del microclima che interferisce con il ciclo vegetazionale".

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