AMBIENTE. Energia eolica, è scontro

È polemica sull’energia eolica. Da una parte, Coldiretti, Amici della Terra, Italia Nostra e altre sigle denunciano che "la speculazione dell’eolico fa strage di aquile"; dall’altra, i produttori di energia rinnovabile respingono " le accuse senza fondamento diffuse oggi da alcune associazioni che vedono nell’energia dal vento un elemento di devastazione del paesaggio nazionale", mentre Legambiente ribadisce che l’eolico serve e commenta le posizioni dei contrari come "assurdità senza senso nell’interesse delle lobby del carbone e del nucleare". Dura presa di posizione da Greenpeace Italia, ISES Italia e Kyoto Club: "Chi attacca l’eolico non vuole salvare il clima".

L’occasione è rappresentata da un incontro convocato da Coldiretti e da una rete di associazioni contrarie all’eolico e per le quali " "è purtroppo assai facile prevedere che nel giro di pochi anni assisteremo alla scomparsa pressoché totale dall’ intero Appennino e dalla Sicilia, dell’aquila reale, dell’aquila del Bonelli, del grifone, del capovaccaio, del nibbio reale, nonché ad una forte diminuzione di molte altre, tra cui diversi migratori". La denuncia è che le aree montane e collinari di pregio siano tutte investite da "qualche progetto di costruzione di centrali eoliche di tipo industriale con aerogeneratori alti 100-150 metri e più e pale rotanti lunghe diverse decine di metri".

Secondo quanto ha detto Coldiretti durante l’incontro dal titolo "La speculazione dell’eolico – palazzinari dell’energia", "lo sviluppo dell’energia eolica ha già trasformato in deserto un territorio grande quanto una autostrada di oltre 10mila chilometri inibito alla coltivazione e al pascolo per far spazio alle aree di rispetto di piu’ di 3600 torri eoliche presenti in Italia, che si è classificata nel 2008 al sesto posto nel mondo con una potenza eolica istallata di 3750 MW in aumento del 35 per cento in un anno".

Non ci sta l’Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili (APER) per la quale "sono sempre di più i pregiudizi che si accumulano intorno all’energia eolica, accusata immotivatamente di essere il peggior nemico dell’ambiente", e proposta come un danno per il paesaggio e uno spreco di denaro. "Bisognerebbe ricordare a questi signori – commenta Roberto Longo, presidente di APER – che l’eolico da solo produce oltre 6 TWh di energia pulita, apporto che non si può certo definire ininfluente e che, al contrario, riveste un’importanza chiave nel raggiungimento dei livelli minimi di produzione di energia rinnovabile, per soddisfare gli obblighi recentemente imposti dalle direttive comunitarie e come già accade in altri paesi (Spagna, Germania, Danimarca,..) dove l’eolico fornisce già oggi un contributo cospicuo al mix energetico".

"A nostro avviso – prosegue – l’unico pericolo per il nostro paesaggio e per il nostro futuro è l’atteggiamento miope e preconcetto di quei soggetti il cui impegno è volto unicamente a creare disinformazione e comitati del no, ostacolando l’utilizzo intelligente delle nostre risorse naturali, accettato e sviluppato ovunque, ma in eterno ritardo da noi".

Dura anche la posizione di Legambiente, schierata a deciso sostegno dell’energia eolica: "Coloro che boicottano lo sviluppo dell’eolico non fanno l’interesse del Paese né quello dell’ambiente – afferma l’associazione – Piuttosto sembrano agire per quello delle lobby del carbone e del nucleare, fonti che non aiuteranno certo l’Italia a ridurre inquinamento e CO2 e a rispettare gli impegni presi nello lotta al mutamento climatico".

"E’ stupefacente – continua l’associazione ambientalista – che, mentre in tutto il mondo ci si confronta sui cambiamenti climatici per capire le conseguenze di un aumento delle temperature dovuto alla crescita dei gas serra e si cerca di trovare un accordo internazionale che impegni i Governi a ridurre le emissioni e a condividere tecnologie e soluzioni, qualcuno in Italia faccia la guerra all’eolico, praticamente la fonte che a livello mondiale è in maggiore e costante crescita (+22% di crescita annua) e che in molti Paesi europei è già un pezzo importante degli approvvigionamenti elettrici come in Danimarca ( 20%), Spagna (12%), Portogallo (9%) e Germania (7%)".

Secondo Legambiente, che cita dati Terna, la produzione di eolico in Italia è aumentata del 12,3% sul 2008, mentre per quanto riguarda la tutela del paesaggio "le norme regionali già in vigore impediscono la realizzazione d’impianti eolici in larga parte delle aree vincolate, cosa che non viene fatta con altrettanta attenzione nel caso di progetti di autostrade, centrali elettriche da fonti fossili, consumo di suolo e cave".

L’associazione annuncia che continuerà il suo impegno a favore dell’eolico e di una sua forte diffusione compatibile con l’ambiente e il paesaggio italiano. "Intanto – conclude – festeggiamo una notizia arrivata proprio in questi giorni: in Italia si è superata la soglia di 4000MW, sono esattamente 4067, in circa 250 Comuni italiani su 8 mila".

"Chi attacca l’eolico non vuole salvare il clima": questo quanto ribadiscono in un comunicato congiunto Greenpeace Italia, ISES Italia e Kyoto Club nei confronti delle associazioni che "attaccano in modo pretestuoso e privo di fondamento l’energia eolica". "Gli obiettivi europei al 2020 prevedono, per il settore elettrico in Italia, un incremento della produzione da fonti rinnovabili di 50-54 TWh (miliardi di kWh) – affermano le associazioni – Il potenziale dell’eolico al 2020, limitato dai criteri ambientali definiti da un protocollo tra produttori e associazioni ambientaliste, è di 16 GW per una produzione totale di 27 TWh. In sostanza, circa metà dell’obiettivo al 2020 si può coprire con l’eolico".

"L’eolico non produce emissioni, non produce scorie e non determina modifiche irreversibili del paesaggio. Attaccare l’eolico significa di fatto attaccare gli obiettivi europei e non aver capito che il cambiamento del clima è l’emergenza ambientale del secolo – commenta Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia – L’atteggiamento antieolico preconcetto e infondato è ambientalmente inaccettabile mentre la casa brucia, a causa del riscaldamento globale, qualcuno anziché portare l’acqua per spegnere il fuoco si preoccupa se qualche goccia casca sul tappeto".

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