AMBIENTE. Europaradiso, lettera del Comitato: “Non è un ecomostro”

È sui tavoli di Bruxelles l’ecomostro Europaradiso, il complesso immobiliare turistico in progetto a nord di Crotone in Calabria. Ad annunciarlo è Legambiente che ha ricevuto una lettera dal segretariato generale della Commissione europea, in cui si comunica che a Bruxelles stanno esaminando il ricorso dell’associazione ambientalista.

Legambiente il mese scorso aveva inviato alla Ue un corposo dossier "sullo scempio progettato alla foce del Neto, chiedendo un rapido intervento comunitario". Puntuale è giunta la risposta della Commissione europea, che ha attribuito al caso Europaradiso il numero di registrazione 2006/4678. "Siamo soddisfatti dell’attenzione e della celerità con la quale Bruxelles risponde alla nostra denuncia – commenta Antonio Nicoletti, coordinatore aree protette di Legambiente – Aspettiamo ora che si pronunci sul merito del progetto. Intanto continueremo la nostra battaglia a tutto campo contro questo ennesimo scempio delle coste calabresi".

Ma il Presidente del Comitato Europaradiso, Vincenzo Filareto, insieme al presidente dell’Associazione "Contrade Nord", Luigi Senatore, hanno scritto una lettera alla redazione di Help Consumatori, invece, per supportare la validità del progetto. Pubblichiamo di seguito il testo integrale:

"Egr. Direttore,
In merito alla Vs. news del 29 c.m. intitolata: Ecomostro Europaradiso. Legambiente: "Bruxelles sta esaminando il nostro ricorso" e in qualità di liberi cittadini di Crotone volevamo intervenire facendo un po’ di chiarezza sul progetto.

Il Comitato Europaradiso – nato in seno all’Associazione socio-culturale Contrade Nord di Crotone – trae il suo nome e la sua giustificazione da un grosso progetto d’insediamento turistico (denominato appunto Europaradiso) proposto da un gruppo d’investitori stranieri (israeliani, svizzeri e americani) nei pressi della foce del nostro fiume Neto. Le proporzioni dell’investimento privato (5 miliardi di euro e non 10 come scritto su più parti) per il mega-villaggio sono pari a quelle del ponte sullo Stretto, se non di più. Inutile dire quanto importante sia per la Provincia di Crotone (e per tutta la Calabria) tale opportunità di sviluppo del suo settore turistico.

Ma la Giunta regionale, il 27 giugno 2005, ha congelato tutto mettendo sul 40% del territorio della Provincia di Crotone una Zps (Zona di protezione speciale) che non ha nessuna ragion d’essere dal momento che su quei terreni (bonificati da tempo) non esistono più le condizioni di "naturalità" e gli altri vincoli previsti dalle norme europee e dalla comunità scientifica internazionale.

Se coloro che hanno istituito la Zps e i loro amici pseudoambientalisti avessero fatto un giro da queste parti, avrebbero visto che quei mille ettari, esclusa la ristrettissima area golenale, sono tutti coltivi, seminativi, irrigui e zone antropizzate. Se poi fossero andati a vedere su quali basi ‘scientifiche’ sono state proposte, il Sito di interesse comunitario e la Zona di protezione speciale, avrebbero visto che, oltre a dichiarare il falso nelle schede, i formulari spacciati dalla Lipu all’Ue sono incompleti, carenti d’informazioni specifiche, non firmate da alcuna Università e redatte a tavolino sulla base di una bibliografia ormai vecchia e non rispondente alle attuali condizioni del territorio in oggetto. Inoltre la citazione pappagallesca, apparsa su diversi giornali, con cui si configura l’area a Nord di Crotone come "uno degli ultimi ambienti umidi della costa ionica calabrese" è addirittura ridicola in quanto il fiume Neto è stato irregimentato (con la costruzione di argini) e non ha più esondato ormai da quel dì della bonifica; e la scarsa vegetazione in prossimità della foce non è neppure autoctona, ma piantumata dalla Forestale negli anni ’70. Non a caso il 4 agosto scorso la giunta regionale ha dichiarato inefficacie la delibera di cui sopra fino a quando non vi sarà il parere vincolante della Commissione Ambiente che dovrà provvedere alla riperimetrazione delle aree protette in base a dati scientifici e sentiti gli enti locali

Ora veniamo al progetto (…)*

Speriamo che la comunità europea abbia il buon senso di dare un giudizio non sulla base di un dossier prodotto da pseudoambientalisti, ma bensì sulla base delle carte ufficialmente depositate negli uffici comunali e regionali.

Distinti saluti".

* Per informazioni sul progetto rimandiamo al sito www.comitatoeuroparadiso.it

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