AMBIENTE. Expo 2015 a Milano: dopo le denunce dei cittadini i pm del pool indagano su CityLife

"Vogliamo vederci chiaro e per farlo abbiamo acquisito una serie di carte e documenti. Ora bisognerà esaminarli". Ha commentato così il procuratore aggiunto di Milano, Corrado Carnevali, la notizia dell’apertura di un fascicolo contro ignoti che riguarda l’area che sarà occupata dal megaprogetto CityLife – che sconvolgerà la città di Milano da qui al 2015, anno in cui si terrà l’Expo – e che adesso finisce sotto inchiesta. La Procura della Repubblica ha aperto infatti un fascicolo che ipotizza reati legati alle norme urbanistiche e ambientali, oltre che allo smaltimento dei rifiuti. Il lavoro degli inquirenti avrebbe preso le mosse dagli esposti presentati dai comitati cittadini contrari al progetto.

L’indagine, in fase iniziale, è contro ignoti, ed è stata avviata da un paio di mesi dai sostituti procuratori Frank Di Maio e Paola Pirotta, del pool che si occupa dei reati ambientali al Tribunale di Milano. Nei giorni scorsi, i militari della Guardia di Finanza e gli agenti della squadra giudiziaria della Polizia di Stato si sono presentati in Comune negli uffici del servizio "Interventi e attuazione strumenti urbanistici" dello sportello unico dell’edilizia, esibendo un ordine firmato dai pm Di Maio e Pirotta, in cui si chiedeva di acquisire i documenti relativi al progetto e all’iter amministrativo di CityLife.

All’indagine dai contorni piuttosto complessi, lavorano gli investigatori della Finanza e della Polizia affiancati dal Corpo Forestale dello Stato. Agli atti ci sono anche gli esposti dei cittadini che abitano in zona: riuniti in due diversi comitati, contestano e denunciano da anni una serie di presunte violazione edilizie e urbanistiche. Il progetto CitiLife – assegnato nel 2004 a una cordata di imprese composta da Generali Properties, Gruppo Ras, Progestim (Gruppo Fondiaria – Sai), Lamaro Appalti e Gruppo Lar che si è aggiudicata l’appalto per 523 milioni di euro – riguarda un’area di 366 mila metri quadri della ex Fiera Campionaria nella quale saranno costruiti i tre grattacieli "storti", firmati dagli architetti Arata Isozaki, Zaha Hahid e Daniel Libeskind, e una serie di edifici residenziali per 3.500 nuovi abitanti. Ci saranno inoltre locali adibiti a uffici e un parco: il piano prevede un intervento radicale e massiccio sulla viabilità della zona e la costruzione di 10mila nuovi posteggi interrati, tunnel sotterranei, isole pedonali e viali alberati.

La concezione stilistica del progetto CityLife è stata al centro di accese polemiche tra i sostenitori dell’innovazione e i contrari, come Silvio Berlusconi che nei giorni scorsi aveva definito "un’infamia i grattacieli ‘storti’ e sbilenchi". "La giunta comunale, che avrebbe dovuto approvare domani la variante al progetto CityLife, ha deciso di rinviare, per la seconda volta consecutiva, a venerdì 23 maggio prossimo. Ufficialmente sarebbero in via di definizione i dettagli tra amministrazione e investitori privati. In realtà dietro al rinvio ci sarebbe altro: le dialettiche interne sulla funzionalità del progetto e le polemiche mediatiche sui grattacieli, oltre a una maggiore prudenza e alla volontà di capire come evolveranno le indagini aviate dagli inquirenti". "Sono del tutto all’oscuro di questa vicenda. Mi auguro che l’indagine proceda in tempi brevi e non incida in un progetto così importante per la riqualificazione di Milano". Così l’assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, Carlo Masseroli, ha commentato l’apertura del fascicolo in Procura in seguito agli esposti presentati dai comitati cittadini contrari al progetto CityLife.

 

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